Le due forme di allenamento sotto stress che dovresti conoscere

Lo stress è situazione dipendente.

Cosa significa? Significa che ogni situazione porta un tipo di stress diverso. E noi siamo bravi a gestirlo solo se ci siamo allenati in quella situazione specifica.

In base alla situazione che stiamo vivendo noi siamo più bravi o meno bravi a gestire lo stress.

Facciamo un esempio pratico. Io mi alleno ogni settimana sul ring o in gabbia. In quel contesto sono una bestia. Lo stress del combattimento sportivo non mi scalfisce. Questo grazie all'allenamento continuo e alla costante esposizione a quel tipo di pressione.

Ma cosa succederebbe se mi trovassi in un incendio? O in un'aggressione improvvisa?

Se io mi trovassi in una situazione completamente differente, un'aggressione per esempio, beh molto probabilmente non sarei altrettanto bravo a gestire quella situazione.

Molto probabilmente andrei in panico. Potrei persino bloccarmi completamente. Proprio perché non mi sono mai allenato in quel tipo di stress.

La gestione dello stress non è universale. Dipende dal contesto in cui ti trovi.

L’aneddoto di Rory Miller – Quando l’esperto va in panico

Voglio raccontarti un aneddoto che spiega tutto molto bene. L'ho trovato in Rory Miller, un autore che stimo molto.

Rory Miller ha fatto lavori stressanti per tutta la vita. Ha servito nell'esercito, con missioni all'estero. Ha lavorato come guardia carceraria in carceri di massima sicurezza.

Il suo compito? Entrare nella cella di detenuti pericolosi. Spesso erano isolati, irascibili. Lui doveva ammanettarli e portarli fuori per i controlli.

Con il tempo era diventato bravissimo. Era così a suo agio in quella situazione che si dice riuscisse a farlo quasi senza sforzo.

Era arrivato a essere così sereno a gestire quella situazione che si racconta, poi non so che sia vero, che riuscisse a farlo con una mano sola mentre con l'altra beveva il caffè.

Può sembrare un'esagerazione. Ma il punto è chiaro: era diventato un esperto in quel tipo di stress.

Quando suona l’allarme

Un giorno Rory deve sostituire un collega in guardiola. Un lavoro molto più semplice. Stare lì, controllare che vada tutto bene.

A un certo punto suona un allarme.

Nonostante lui conoscesse a menadito la procedura, per una buona decina di secondi va in panico, si blocca completamente.

Perché? Perché non era più abituato a quel tipo di stress. Aveva bisogno di un momento per capire cosa stesse succedendo.

Qui entra in gioco il loop OODA: osservare, orientarsi, decidere, agire. Rory aveva bisogno di quei secondi per completare il ciclo.

Nonostante fosse uno che lo stress lo maneggiava quotidianamente, nonostante avesse tutte le competenze per gestire quell'allarme, aveva avuto un attimo di panico. Ecco, questo succede a chiunque.

Anche il più esperto può bloccarsi. Se non sei abituato a quel tipo di stress, il tuo cervello va in tilt. Non importa quanta esperienza hai in altri contesti.

Perché allenarsi sotto stress nella difesa personale

Questo succede a tutti. Succede a chi si allena ogni giorno in palestra o al dojo. Succede ai fighter professionisti. Succede a chi è abituato a gestire situazioni ad alto stress. Basta trovarsi fuori dal proprio ambiente, e tutto cambia.

È proprio per questo che io insisto tanto sull'allenamento sotto stress.

Nella difesa personale, allenarsi sotto stress è fondamentale. Non deve essere per forza qualcosa di quotidiano.

L'allenamento sotto stress nella difesa personale deve essere, non dico, il pane di tutti i giorni ma almeno una-due volte al mese va fatto.

A questo punto forse stai pensando: "Ma io lo faccio già! Mi alleno un sacco sotto stress!"

Voi mi direte: Sì, ma noi lo facciamo! Noi ci alleniamo un sacco sotto stress! Non lo so, non lo so.

Forse sì. Ma vale la pena chiedersi: è davvero il tipo di stress giusto?

Le due forme di allenamento sotto stress: fisico vs. psicologico-emotivo

Le due forme di allenamento sotto stress: fisico vs. psicologico-emotivo

Ci sono prevalentemente due forme di allenamento sotto stress. La prima è l'allenamento sotto stress fisico. La seconda è l'allenamento sotto stress emotivo o psicologico.

La maggior parte delle persone che ho conosciuto si basava solo sulla prima. Anch'io, per molto tempo, ho fatto lo stesso.

La prima forma: lo stress fisico

Il classico esempio lo conosci bene. Fai venti burpees e poi vai a fare sparring. Oppure corsa navetta e poi lavoro coi focus.

L'idea è semplice. Do uno stimolo fisico forte. Stanco il corpo. Poi faccio fare il lavoro tecnico.

Il tuo allievo ha il fiatone. Le braccia bruciano. Le gambe pesano. E in quello stato deve comunque eseguire.

Perché si fa? Due motivi.

Primo: la cazzimma. Ovvero la forza di volontà.

Questo tipo di lavoro generalmente obbliga le persone a trovare risorse interiori quando si sentono estremamente stanche.

Quando il corpo non risponde, quando brucia respirare, devi trovare qualcosa dentro di te. È un ottimo allenamento per le capacità volitive.

Secondo: simulare le sensazioni dell'adrenalina. In una situazione di forte stress, l'adrenalina può darti esattamente quelle sensazioni fisiche. Il cuore che batte forte, il fiatone, le gambe pesanti. Allenarsi in quello stato ti aiuta a gestirle.

Il limite dello stress fisico

Fin qui tutto bene. Ma c'è un problema.

Questo è in parte vero ma manca l'altra metà della medaglia, cioè l'allenamento sotto stress psicologico ed emotivo.

Lo stress fisico è utile. Non lo metto in dubbio. Ma da solo non basta.

La seconda forma — quella psicologica ed emotiva — è spesso trascurata. Eppure è altrettanto importante. Le due forme non si escludono. Si completano.

La mente non distingue realtà da finzione – Il potere delle simulazioni

Sento già l'obiezione: "Ma sono tutte cose finte! Non funziona!"

Mi spiace, ma non è vero.

Se le cose sono fatte bene la mente non distingue fra realtà e finzione.

Se la simulazione è fatta bene, a livello psicologico ed emotivo quella situazione è reale per te. Punto.

Film, videogiochi e adrenalina vera

Pensa a quando guardi un film di paura. O quando giochi a un videogioco horror. Sai benissimo che è finzione. Eppure senti quelle emozioni. Eppure ti si accelera il cuore.

Mettetevi a giocare a Silent Hill con le luci spente e lo stereo a palla o le cuffie che vi isolano completamente dal mondo. Voglio vedere se non vi cagate addosso.

Sì, hai il pad in mano. Sì, è tutto finto. Ma l'adrenalina è vera. Il cuore batte forte lo stesso.

Perché la mente non fa differenza tra ciò che immagini e ciò che vivi davvero.

La visualizzazione negli atleti

Un altro esempio chiaro viene dallo sport. Molti atleti usano la visualizzazione come parte del loro allenamento.

Gli studi mostrano una cosa sorprendente:

L'attivazione cerebrale è la stessa quando fanno l'esercizio e quando lo visualizzano in maniera molto precisa.

Per il cervello, immaginare e fare sono la stessa cosa. Se la visualizzazione è precisa e dettagliata, il cervello risponde allo stesso modo.

Il cervello è una macchina straordinaria ma si fotte con una facilità grandissima.

I reparti di soccorritori

C'è un altro esempio che mi piace molto. Alcuni reparti di soccorritori si allenano con simulazioni vere e proprie. Sangue finto, finti feriti, scenari di calamità ricostruiti nei dettagli.

C'era un documentario su Netflix, qualche anno fa, che mostrava proprio questo. Le persone che vivevano quelle simulazioni dicevano una cosa chiara: per loro non faceva differenza. Provavano le stesse emozioni di una situazione reale.

Perché questo conta per te

Certo, la situazione reale può essere ancora più intensa. Ma iniziare a lavorare con queste metodologie ti permette di arginare meglio il momento in cui accade davvero.

Quando ti trovi in una situazione difficile, il tuo cervello riconosce qualcosa. Dice: "Aspetta, questa cosa l'ho già vissuta."

E questo fa tutta la differenza.

Strumenti pratici per allenare lo stress psicologico ed emotivo

Strumenti pratici per allenare lo stress psicologico ed emotivo

Vediamo ora gli strumenti concreti. Come puoi lavorare non solo sullo stress fisico, ma anche su quello psicologico ed emotivo?

Esercizio a occhi chiusi

Il primo strumento è semplice: lavorare a occhi chiusi.

L'esercizio degli occhi chiusi funziona dannatamente bene ragazzi.

Sembra una cosa banale. Io stesso, quando lo faccio, mi sento fortemente a disagio. Eppure funziona. Chiudere gli occhi innesca una serie di disagi emotivi reali. È un ottimo punto di partenza.

Lavoro con la parte verbale

Il secondo strumento è la comunicazione verbale. Inserisci toni di voce aggressivi nella simulazione.

Lavorare con la parte verbale crea grande disagio emotivo, crea grande fastidio psicologico.

Se chi fa l'aggressore è bravo a gestire la voce — diventa aggressivo, usa i toni giusti — il disagio che si crea è autentico. Non serve nemmeno il contatto fisico.

Simulazioni con l’aggressore vestito

Il passo successivo è la simulazione vera. Una persona vestita con protezioni (tipo l'omino Michelin) che mette in atto tutto: la voce, la postura, il contatto.

Puoi alzare ulteriormente il livello con più aggressori. Non sai chi ti attaccherà. Non sai da dove arriverà. Questo crea uno stress psicologico molto elevato.

Musica ansiogena e ambienti bui

Vuoi aumentare ancora il disagio? Usa la musica ansiogena. Lavora in una stanza in penombra o completamente buia. Le variabili sono tante. Puoi davvero creare scenari molto diversi tra loro.

Il gioco di ruolo

Uno degli strumenti più efficaci è il gioco di ruolo. Definisci i personaggi. Chi attacca interpreta un ruolo. Chi si difende sa che non è il suo compagno a ce l'avere con lui, ma un personaggio.

Andate a creare un gioco di ruolo perché a quel punto soprattutto chi fa l'aggressore si sente un po' più leggero.

Questo alleggerisce entrambi. Chi aggredisce non si sente "cattivo". Chi si difende non vive la situazione come un attacco personale. Eppure le emozioni che si attivano sono reali.

Se hai mai giocato a un gioco di ruolo — D&D, Warhammer, qualsiasi cosa — sai quanto ci si immerge. E lì non hai nemmeno la fisicità. Hai solo dadi e carta. Immagina cosa succede quando aggiungi anche il corpo.

Un avvertimento importante

Questi strumenti sono potenti. Vanno usati con cura. Se li usi male, non dai un vantaggio ai tuoi allievi. Rischi di creare traumi. Dosa bene. Procedi per gradi.

Unisci tutto solo alla fine

Prima lavora bene sullo stress fisico. Poi lavora bene su quello psicologico ed emotivo. Solo quando entrambi sono gestiti, uniscili.

Fatelo con intelligenza e poi quando vedete che si gestisce bene la parte di stress fisico, si gestisce bene la parte di stress psicologico emotivo, unitele assieme e create un inferno.

Scherzo. Ma neanche troppo.

Consigli finali, risorse e saluti

Consigli finali, risorse e saluti

Io sono anni che lavoro con queste metodologie. Ho iniziato nel duemila nove o nel duemila dieci a lavorarci e le prime volte sono state traumatiche.

Le prime volte sono state dure. Me la sono vista brutta, non scherzo. Ma poi piano piano ci prendi il ritmo. Le gestisci sempre meglio.

Se hai bisogno di qualche consiglio, scrivimi. Soprattutto se sei un insegnante. La mia mail è eugenio@urbanbudo.it

Mi fa piacere sapere anche cosa usi tu. Quali metodologie adotti? Cosa ti ha funzionato meglio? Scrivilo nei commenti o mandami una mail. Il dialogo è sempre ben accetto.

Se invece vuoi provare il nostro corso di persona, siamo ad Alessandria. Vai su dojoshinsui.com e trovi tutte le informazioni per provare gratuitamente.

Chi è Eugenio Credidio?

Eugenio Credidio

Eugenio Credidio

Pratico karate da quando avevo 7 anni e studio difesa personale da quando il Krav Maga non esisteva ancora.

Sono uno di quelli che ha il terrore di trovarsi in una situazione pericolosa, violenta e brutale come un’aggressione in strada.

Per questo ho iniziato a studiare ossessivamente la violenza: perché mi fa paura e volevo imparare a riconoscerla, prevenirla, evitarla e combatterla.

Da bambino e da ragazzo ho vissuto sulla mia pelle l’incubo del bullismo e so cosa significa aver paura, sentirsi insicuri, inermi.

Negli anni ho studiato e insegnato karate, ju jitsu tradizionale, close combat e KFM.

Nel 2012 ho ideato i metodo di difesa personale Donna Sicura® e Urban Budo®. Quest ultimo è stato riconosciuto dal CONI nel 2019.

Attualmente gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria.