Il limite delle sequenze tecniche nella difesa personale

Sai qual è una delle più grandi illusioni che noi della difesa personale delle arti marziali vendiamo alle persone? Che si alleni abbastanza una sequenza... Le cose in strada andranno esattamente così. Ma non andranno così manco per niente.

L'idea è semplice: allena abbastanza una sequenza e in strada le cose andranno esattamente così. Pari così, rispondi cosà, blocchi in quel modo, fai quell'entrata dopo quell'attacco.

Ma non andranno così. Manco per niente.

Oggi voglio ragionare con te proprio sulle sequenze. Voglio farti capire perché sono uno strumento utilissimo da un certo punto di vista. Ma sono anche lo strumento più dannoso che possiamo usare per insegnare ai nostri allievi.

Ciao, sono Eugenio di Urbanbudo — la metodologia di Ju Jitsu Moderna che insegna alle persone normali come me e te a riconoscere, prevenire e reagire alla violenza.

Cosa sono le sequenze e come vengono usate nelle arti marziali

Le sequenze — o drill, come le chiamano in America — sono metodologie di allenamento molto diffuse. Si usano sia nelle arti marziali che nella difesa personale.

L'idea di base è semplice: si simula uno svolgimento predefinito degli eventi. L'avversario attacca in un modo preciso, e tu rispondi in un modo preciso.

Per esempio:

  • Pugno diretto al viso → parata → entrata → proiezione a terra
  • Pugno diretto al viso → parata → contrattacco circolare → parata → gomitata

Sono schemi fissi. Copioni da seguire passo dopo passo.

Le sequenze si usano da sempre. Nel karate, per esempio, si lavora con i kihon e con le applicazioni dei kata. Nel jujitsu, lo studio delle sequenze era il pane quotidiano.

Io stesso, anni fa, studiavo il metodo di Robert Clark. Ho smesso proprio perché alla fine tutto ruotava intorno a una conoscenza enciclopedica delle sequenze. Sapere tante sequenze, sempre più sequenze.

Eppure, le sequenze hanno un valore didattico reale. Non voglio negarlo.

Se è vero che le sequenze sono estremamente utili sotto il punto di vista didattico perché ti insegnano a muovere il corpo, ti insegnano il timing, ti insegnano a farti l'occhio... ti insegnano tantissime cose di un'utilità estrema.

Ti insegnano a muovere il corpo. Ti insegnano il timing. Ti aiutano a leggere il compagno, a gestire le distanze, a capire i tempi. Sono uno strumento con un valore enorme.

Ma — e qui sta il punto — hanno anche un limite enorme. Ed è di questo che voglio parlarti.

I limiti delle sequenze: copione, collaborazione e contesto controllato

Le sequenze sono uno strumento zoppo. Ti fanno vedere solo una parte della situazione. Solo un lato della medaglia.

E soprattutto, creano un'illusione pericolosa: che in una situazione reale le cose andranno esattamente come le hai studiate.

Purtroppo, in strada non è così.

Le sequenze è come se fossero un copione, quindi io so come mi attacca il mio compagno, io so cosa farà dopo la mia difesa il mio compagno e posso mettere a terra tutta una serie di cose proprio perché ho la conoscenza pregressa di quello che succederà.

Il problema del copione

In allenamento sai già tutto. Sai come ti attacca il compagno. Sai cosa farà dopo la tua difesa. Puoi eseguire la sequenza perché conosci in anticipo ogni passo.

Ma questo non è combattimento. È teatro.

Il problema della collaborazione

Il compagno è collaborativo. Se la sequenza prevede un pugno circolare, lui ti attacca con un pugno circolare e basta. E ti lascia lavorare.

In strada nessuno ti lascia lavorare.

Il problema della familiarità

Il tuo compagno pratica la tua stessa disciplina. Si muove come te. Questo ti rende molto più facile leggere quello che fa.

Ma un aggressore per strada non si muove come te. Non segue le tue regole.

Cosa cambia in una situazione reale

In strada non sai chi hai davanti. Potrebbe esserci una grande differenza di peso, altezza, stazza e forza. I colpi saranno sporchi, mascherati, difficili da leggere.

Le distanze sono spesso molto più ravvicinate di quelle che si studiano nelle sequenze. Vicine vicine vicine. Un contatto quasi immediato, senza spazio per ragionare.

E poi c'è la componente emotiva. Paura, adrenalina, stress. Tutto questo rende più difficile leggere la situazione e trovare la risposta giusta.

Infine, c'è l'ambiente. Allenarsi sul tatami va benissimo. Ma il tatami assorbe gli urti. Hai le protezioni. C'è una sorta di serenità nel contesto.

In strada non hai niente di tutto questo.

Perché la memoria muscolare non basta e il castello di carte crolla

Qualcuno di voi starà pensando: "Ma Eugenio, se alleno abbastanza una sequenza, entra nella memoria muscolare. Appena vedo il movimento, reagisco e basta."

Per quello che è la mia esperienza, posso dirti che è improbabile. Magari a te succede — e ben venga. Ma su di me e con i miei allievi, è improbabile.

Perché? Perché le cose non vanno quasi mai come da copione.

Quando il pugno circolare non arriva

La prima volta che ho fatto esercizi caotici, dove il compagno poteva muoversi come voleva, mi sono trovato in difficoltà. Il mio compito era portare l'avversario a terra. Lui poteva usare pugni, ginocchia, gomiti — quello che voleva.

Io ho pensato: "Aspetto il momento buono. Entro sul pugno circolare."

Peccato che quel pugno circolare non arrivava. Oppure mi sono trovato di fronte a una forza che non mi aspettavo. Una persona della mia statura che colpiva molto più forte di quanto immaginassi.

L’esempio dei corsi “Donna sicura”

Nei nostri corsi Donna sicura succede la stessa cosa. Per forza di cose, all'inizio bisogna lavorare su delle sequenze. Noi usiamo una soluzione che si chiama proprio "sequenza di base".

Ma quando le ragazze entrano nel tritacarne delle simulazioni e degli esercizi sotto stress, quella sequenza di base non è così facile da portare a termine. Perché c'è un avversario che non è collaborativo.

La metafora del jazz

Le sequenze sono strumenti grezzi. Se le mettiamo in chiave musicale, la sequenza è lo spartito. Lo standard da cui parti.

Ma su quello standard devi saper improvvisare. Come un jazzista.

Perché le cose non andranno mai come le hai studiate. Mai, mai, mai. Devi essere in grado di leggere la situazione, provare la soluzione che conosci, ma se quella non viene — devi riadattarti.

Il primo problema: non riesci a leggere il segnale

Se ti alleni sempre ad aspettare un segnale preciso, sarai in grado di reagire solo quando quel segnale arriva. Ma in strada i colpi arrivano sporchi, mascherati, difficili da leggere.

È improbabile che un aggressore si metta in guardia con una meccanica bella pulita. È molto più probabile che mascheri i movimenti — magari con il dialogo, magari con un atteggiamento dimesso.

Quindi il primo problema è questo: aspetti di leggere qualcosa, ma non riesci a leggerlo. O lo leggi in modo offuscato. O lo leggi troppo tardi.

Il secondo problema: il castello di carte

Il secondo problema è più grave.

Le sequenze creano un vero e proprio castello di carte.

Le sequenze creano un vero e proprio castello di carta. Se io mi alleno sempre a: mi arriva il pugno circolare, io faccio l'entrata e lo porto a terra, la prima volta che a me sta cosa qua non succede, io vado in totale shock.

Se ti alleni sempre sulla stessa risposta, la prima volta che le cose non vanno come previsto vai in totale shock. Non sai più cosa fare. Non sei abituato a riadattarti.

E così rischi di bloccarti. Di paralizzarti. Di andare in panico. Di non trovare soluzioni alternative.

Una responsabilità per chi insegna

Per chi insegna questa roba, è una perdita. Significa aver fatto male il proprio lavoro.

Il nostro compito non è dare agli allievi sequenze da replicare. Il nostro compito è fornire loro gli strumenti per adattarsi a quello che succede. Per trovare soluzioni anche quando le cose non vanno come previsto.

Mettere alla prova le sequenze nel caos

Non ti convinco con le parole? Bene. Ti propongo un esercizio pratico.

Come funziona l’esercizio

Prendi il tuo allievo — chiamiamolo Gigetto. Mettilo in mezzo alla palestra e dagli un compito semplice: eseguire la sequenza ABC.

Fin qui, niente di nuovo.

La differenza è questa: il suo compagno può fare quello che vuole. Può attaccare, spingere, usare il dialogo, muoversi liberamente. Esattamente come farebbe qualcuno in strada.

Per sicurezza, proteggi bene il compagno. Bardalo come un omino Michelin, così Gigetto può dare tutto senza trattenersi.

Le regole sono chiare:

  • L'esercizio finisce solo quando Gigetto completa la sequenza ABC.
  • Il compagno può attaccare come gli pare.
  • Nessun copione. Nessuna collaborazione.

Tre, due, uno. Via.

Cosa succede di solito

Nella maggior parte dei casi, Gigetto non ce la fa. Non riesce a portare a termine la sequenza.

Il compagno lo interrompe. Lo spinge. Lo distrae con il dialogo. Lo attacca da un angolo diverso. E la sequenza va in pezzi.

Ma c'è anche un altro scenario: Gigetto ce la fa. Bravo Gigetto. Solo che, se guardi bene, noterai che ha dovuto adattarsi. Ha modificato qualcosa. Ha improvvisato. Ha fatto cose che non aveva studiato.

E questo, in realtà, è il risultato migliore. Significa che Gigetto ha capito qualcosa di importante.

La lezione dell’esercizio

Questo esercizio mostra una cosa chiara: la sequenza, da sola, non basta.

La sequenza è una gabbia come un copione e noi non possiamo lavorare tramite il copione: noi dobbiamo lavorare più come la commedia dell'arte con un canovaccio, cioè sapere che abbiamo determinate possibilità e essere in grado di metterle in atto quando ci serve.

Pensa alla commedia dell'arte. Gli attori non seguono un copione rigido. Hanno un canovaccio: sanno quali personaggi ci sono, quali situazioni possono capitare, quali mosse possono usare. Ma poi improvvisano. Leggono il momento. Reagiscono a quello che succede.

Ecco come devi usare le sequenze. Non come un copione da seguire passo dopo passo. Ma come un insieme di possibilità da mettere in atto al momento giusto.

Le sequenze non vanno buttate via

Chiaro: non sto dicendo di smettere di allenarsi sulle sequenze. L'allenamento sulle sequenze è sacrosanto.

Ma va fatto con intelligenza.

Le sequenze ti danno gli strumenti. Tu devi imparare a usarli nel caos.

Quattro principi per usare le sequenze in modo intelligente

Ok, prendi carta e penna. Questi sono i quattro principi che uso nei miei allenamenti di Urbanbuto. Provali anche tu.


Principio 1 — Impara i mattoncini, non costruire il muro

Pensa alle sequenze come a dei mattoncini Lego. Ogni tecnica è un mattoncino. La sequenza completa è il muro.

Quando ti alleni, concentrati su ogni singolo mattoncino. Non sul muro intero.

Perché? Perché se padroneggi bene ogni mattoncino, quello rimarrà tuo. Nel momento del caos, potrai tirarlo fuori e usarlo quando serve.

Se invece pensi solo al muro completo, poserai i mattoncini con meno cura. Li farai meno tuoi. E nel momento del bisogno, il muro crollerà.


Principio 2 — Cambia il copione

Una volta imparata la sequenza, cambia quello che fa il tuo compagno.

Se la sequenza parte con un pugno circolare, fallo partire con un pugno diretto. O con un calcio. O con qualcosa di più stressante.

Tieni la sequenza come punto di riferimento, ma impara ad adattarti. Impara a usare quello che hai studiato anche quando le cose non vanno come previsto.


Principio 3 — Allena i principi, non le tecniche

Dentro ogni sequenza ci sono dei principi. Gestione della distanza. Copertura. Timing. Proiezione. Entrata.

Quando ti alleni, focalizzati su quelli. Non sulla parte tecnica.

Perché? Perché il principio diventa tuo. Lo impari a usare in tante situazioni diverse. La tecnica, invece, può traballare nel caos.

Immagina la sequenza come un contenitore. Il principio è il suo contenuto.

A te in strada serve il contenuto, non il contenitore. Allena i principi, non le tecniche.


Principio 4 — Aggiungi lo stress

Una volta imparata la sequenza, provala sotto stress.

Ci sono due tipi di stress su cui lavorare.

Il primo è lo stress fisico. Hai già visto quei video: tremila piegamenti, poi la sequenza tecnica. O la corsa navetta, poi la tecnica. Va bene, è utile.

Ma c'è anche lo stress psicologico ed emotivo. Ed è quello più difficile da gestire. È anche quello che fa la differenza in una situazione reale.

Lo stress fisico, in qualche modo, si impara. Quello emotivo è un'altra storia.

Usa metodologie di inoculazione dello stress. Mettiti alla prova davvero. Solo così puoi verificare se la sequenza regge. O almeno, se il principio che stai allenando è davvero diventato tuo.

Conclusioni e invito alla pratica consapevole

Ricapitoliamo tutto.

Usa pure le sequenze per allenarti. Usale per imparare le tecniche, per allenare il corpo, per fare un po' di condizionamento. Ma non trattarle come la soluzione definitiva per difenderti in strada.

Sfruttale come strumento didattico, esattamente come un libro. Poi sarai tu dal libro che devi estrapolare quello che ti serve, tenerlo e applicarlo alla vita. Le sequenze funzionano nella stessa identica maniera.

Impara ad applicare questo principio a tutto quello che fai. Che tu pratichi difesa personale, arti marziali o sport da combattimento, il discorso non cambia. E vale anche nella vita in generale. Perché le cose non vanno mai come da copione. Mai.

Parliamone

Fammi sapere se è stato tutto chiaro e magari accontami come usi le sequenze nel tuo allenamento. Applichi già questi principi? Ne usi altri? Scrivimi a eugenio@urbanbudo.it

Buona pratica. Ti aspetto al prossimo video.

Chi è Eugenio Credidio?

Eugenio Credidio

Eugenio Credidio

Pratico karate da quando avevo 7 anni e studio difesa personale da quando il Krav Maga non esisteva ancora.

Sono uno di quelli che ha il terrore di trovarsi in una situazione pericolosa, violenta e brutale come un’aggressione in strada.

Per questo ho iniziato a studiare ossessivamente la violenza: perché mi fa paura e volevo imparare a riconoscerla, prevenirla, evitarla e combatterla.

Da bambino e da ragazzo ho vissuto sulla mia pelle l’incubo del bullismo e so cosa significa aver paura, sentirsi insicuri, inermi.

Negli anni ho studiato e insegnato karate, ju jitsu tradizionale, close combat e KFM.

Nel 2012 ho ideato i metodo di difesa personale Donna Sicura® e Urban Budo®. Quest ultimo è stato riconosciuto dal CONI nel 2019.

Attualmente gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria.