Difesa al suolo: meccanica, copertura e come allenarla davvero

Nuovo episodio di "dal dojo allo scenario" e questa volta rimaniamo principalmente nel dojo.

Lo so, grande delusione, ma ci sono stati alcuni problemi tecnici che non ci hanno permesso di girare tutto all'esterno. Ma non preoccuparti: non cambia molto.

La parte di allenamento a terra, sono molto sincero, la puoi tranquillamente effettuare al dojo.

La tecnica si impara bene anche sul tatami. Uscire fuori aggiunge qualcosa in più, certo. Sul cemento, sull'asfalto o sulla ghiaia la situazione è diversa: il pavimento è più duro, più abrasivo, a volte tagliente. Io stesso mi sono allenato sulla ghiaia. Farlo all'esterno ti aiuta ad adattarti a condizioni reali.

Se poi la possibilità di andare fuori è meglio perché ovviamente hai a che fare con una pavimentazione che è completamente diversa da quella del tatami e quindi ti abitui a un qualcosa di differente.

Ma la parte tecnica vera e propria? Quella si allena benissimo in palestra.

In questo episodio vedremo:

Il primo fondamentale – Muoversi a terra tenendo i piedi verso l’avversario

Prima di pensare a reagire, devi imparare a muoverti a terra e a proteggerti. Se non sai fare queste due cose, qualsiasi altra tecnica non serve a molto.

Muoversi a terra: semplice, ma richiede allenamento

Muoversi a terra non è complicatissimo. Richiede però tanto allenamento e costanza. Se hai la possibilità di allenarti con praticanti di Brazilian Jiu-Jitsu, approfittane. Sono molto bravi in questo tipo di movimento.

Il principio chiave: non staccare mai entrambi i piedi

Quando sei a terra, la regola più importante è questa: non staccare mai entrambi i piedi dal suolo.

La cosa importante quando siamo a terra è quella di non staccare i piedi o quantomeno di non staccare entrambi i piedi, perché a questo punto io è come se fossi una barca con le eliche fuori dall'acqua.

Se sollevi entrambi i piedi, non puoi più manovrare. Sei bloccato. L'avversario può girarsi attorno a te e tu non riesci a seguirlo. Esattamente come una barca con le eliche fuori dall'acqua: il motore gira, ma non vai da nessuna parte.

Tieni sempre i piedi verso l’avversario

I piedi devono sempre puntare verso chi ti attacca. Se lui si sposta, tu devi ruotare per tenerlo davanti a te.

Avere i piedi verso l'avversario è una cosa molto comoda e molto molto sicura perché mi permette di lavorare con maggior sicurezza.

Al contrario, se gli dai il fianco o la testa, sei molto più esposto. Perdi il controllo della situazione.

L’esercizio pratico

Mettiti a terra. Il tuo compagno si muove attorno a te. Il tuo compito è semplice: tieni sempre i piedi verso di lui, qualunque direzione prenda. Puoi poi variare la velocità e l'intensità man mano che prendi confidenza con il movimento.

L’uscita d’anca – Tecnica per creare distanza dall’aggressore

L'uscita d'anca – Tecnica per creare distanza dall'aggressore

Il secondo fondamentale che devi imparare è l'uscita d'anca. Anche qui, i praticanti di Brazilian Jiu-Jitsu sono un ottimo punto di riferimento: la fanno benissimo.

L'uscita d'anca è quel movimento che ci permette in poco tempo di percorrere tanta strada e di mettere tanta distanza fra me e il mio avversario.

Come si esegue

Il meccanismo è semplice. Ecco i tre passi:

  1. Fai forza con un piede – ad esempio il piede sinistro, spingendo sul pavimento.
  2. Fai perno con la spalla opposta – quindi la spalla destra.
  3. Porta il sedere nella direzione del piede che fa forza – verso sinistra.

Il risultato? Ti sposti di lato in modo rapido, come se ti "accartocciassi". Crei subito tanta distanza tra te e l'avversario.

Ripeti il movimento

La cosa bella è che puoi ripetere l'uscita d'anca in sequenza. Ogni ripetizione ti porta più lontano.

Nel momento in cui io continuo a fare questo movimento, continuo a creare spazio. E questo mi è molto molto utile e molto comodo.

Il collegamento con il primo esercizio

L'uscita d'anca si unisce naturalmente al fondamentale precedente. Il tuo primo esercizio completo è questo: il compagno ti gira attorno, tu tieni sempre i piedi verso di lui e usi l'uscita d'anca per creare distanza. Questi due movimenti insieme sono già un ottimo punto di partenza.

Difendersi dai colpi a terra – Gli scudi e l’uso dei focus

Difendersi dai colpi a terra – Gli scudi e l'uso dei focus

Una volta che sai muoverti a terra, puoi iniziare a capire come difenderti dai colpi. Per allenarsi in modo sicuro, uso i focus. Sì, falsano la realtà. In strada potresti prendere calci con scarpe pesanti o anfibi. Ma ho bisogno di uno strumento che mi permetta di lavorare senza massacrarmi.

I lavori con i focus falsano molto, ma ci permettono di lavorare in sicurezza.

Se mi allenassi a piena potenza ogni volta, durerei da Natale a Santo Stefano. I focus mi servono per imparare le meccaniche. Poi, con il tempo, si aggiunge intensità.

I tre tipi di scudo

Quando sono a terra e arrivano i colpi, uso gli scudi. Prima regola: non appoggiare mai la testa al pavimento. Sempre testa sollevata.

I tre scudi principali sono:

  • Scudo frontale – copri davanti a te.
  • Scudo laterale – ti giri su un fianco, quasi in posizione fetale, a destra o a sinistra.
  • Scudo incrociato – il braccio sinistro va verso il ginocchio destro (o viceversa). Questo è il più interessante.

Lo scudo incrociato e l’uscita d’anca

Lo scudo incrociato non è solo una copertura. Mentre lo faccio, il piede rimane attivo e posso eseguire l'uscita d'anca allo stesso tempo. Mi copro e creo distanza. Due cose in una.

L’esercizio con il compagno

Nell'esercizio pratico, accetto che il compagno superi la linea dei miei piedi. Lo lascio entrare. Lui mi colpisce coi focus e io lavoro sugli scudi.

Potresti pensare: "Meglio tenerlo fuori dalla guardia." Giusto. Ma se lo tengo sempre lontano, non alleno mai la gestione ravvicinata. E se mi ci ritrovo in strada senza averla allenata, non so come cavarmela.

È una situazione di merda? Sì che è una situazione di merda. Mi dovrei alzare appena posto? Certo che mi dovrei alzare appena posto ma se sta roba non la alleno non la imparo a fare.

La progressione

Si lavora per step:

  1. Prima step – solo scudi, niente calci. Impara a coprire bene.
  2. Secondo step – il compagno aggiunge anche i calci. Tocca a te essere bravo a proteggerti.

Alzarsi appena possibile è sempre la priorità. Ma per farlo bene sotto pressione, devi averlo allenato prima.

La sequenza tecnica completa – Intercettare, agganciare e portare a terra l’avversario

La sequenza tecnica completa – Intercettare, agganciare e portare a terra l'avversario

Dopo aver preso confidenza con i fondamentali e gli scudi, è il momento di mettere tutto insieme nella sequenza completa. Ecco come funziona, passo dopo passo.

I passi della sequenza

  1. Intercetta il calcio con lo scudo – Quando vedi arrivare il calcio, non restare fermo ad aspettarlo. Vai verso l'avversario, mangia la distanza e blocca il colpo con lo scudo prima che sviluppi tutta la sua forza.

Non rimango qui fermo e me lo incasso a trecento all'ora perché ovviamente il colpo arriverebbe molto forte, ma quando lo vedo arrivare cerco di andare a mangiargli la distanza e di bloccarlo prima che sviluppi completamente la forza.

  1. Aggancia e blocca il piede – Dopo aver intercettato, agganci il piede dell'avversario. Questo è il momento chiave: gli togli l'equilibrio.

  2. Calcio ai genitali o alla pancia – Se riesci, calcia ai genitali. Altrimenti, mira alla pancia. L'obiettivo è destabilizzarlo.

  3. Mawashigeri per portarlo a terra – Un calcio circolare chiude la sequenza e lo porta giù.

Il controllo a terra: attenzione

Una volta che l'avversario è a terra, potresti essere tentato di usare un controllo con il ginocchio sulla schiena. Fai molta attenzione.

Fate attenzionissima con questi controlli perché la storia ci ha insegnato quanto sia pericoloso ficcare un ginocchio sulla schiena di qualcuno.

È un controllo rischioso, sia fisicamente che legalmente. Se ti viene spontaneo, togli subito il peso. Cerca sempre un'alternativa.

Come allenare la sequenza

Parti sempre da terra. Il tuo compagno ti fa lavorare con i calci. Il tuo compito è trovare il momento giusto per intercettare, entrare e alzarti. Non forzare: aspetta l'occasione.

Quando sei pronto, puoi aggiungere una fase in piedi prima. Lo scenario diventa: l'aggressore arriva, ti colpisce, ti porta a terra. Da lì, tu devi sganciarti e portarlo a terra con la sequenza. Una volta che lui è giù, puoi farlo alzare e ripetere tutto in loop. È un ottimo modo per allenare in modo continuo e realistico.

Progressione dell’allenamento – Dal dojo alle superfici reali in sicurezza

Progressione dell'allenamento – Dal dojo alle superfici reali in sicurezza

Quando riesci a gestire la sequenza in modo semplice e fluido in palestra, è il momento di fare un passo in più: portare l'allenamento fuori dal dojo.

Quando uscire dal dojo

Non farlo subito. Prima padroneggia la tecnica sul tatami. Solo quando la senti "facile" e la gestisci senza troppa fatica, inizia a ragionare sull'esterno.

Cosa cambia davvero

A livello tecnico, la sequenza non cambia molto. Ma il contesto sì, e tanto.

Lavorare su un contesto che è diverso da quello del tatami, quindi lavorare sull'asfalto, sulla ghiaia, sul cemento, vi cambia tantissimo la percezione del corpo.

Sentirai le abrasioni. Sentirai il peso del pavimento duro. La tua percezione del corpo cambia completamente. È un'esperienza diversa, e proprio per questo è utile.

L’aggiunta dei guantini

Un buon step intermedio è aggiungere i guantini. Rendono il lavoro molto più simile a una situazione reale, senza dover uscire subito all'aperto.

La regola fondamentale: protezioni sempre

Nel momento in cui lo fate mettete sempre ginocchiere e gomitiere, sempre sempre sempre ed eventualmente altre protezioni.

Su asfalto, ghiaia o cemento, le protezioni non sono opzionali. Ginocchiere e gomitiere sono il minimo. Aggiungine altre se serve.

Perché lavorare in sicurezza

Il principio è semplice: devi evitare infortuni stupidi. Farsi male durante l'allenamento interrompe tutto il percorso. Lavorare in sicurezza non significa lavorare piano per sempre, significa costruire la progressione nel modo giusto.

Se il tuo obiettivo è gestire un'aggressione in esterna, avvicinarti a quel contesto durante l'allenamento ti dà un vantaggio enorme. Ma fallo con criterio, passo dopo passo.

Conclusioni, consigli pratici e saluti finali

Conclusioni, consigli pratici e saluti finali

Siamo arrivati alla fine di questo episodio di Dal Dojo alla Strada. Spero che le idee e le metodologie che ti ho mostrato siano utili e che tu possa iniziare a provarle.

Spero di avervi dato delle suggestioni utili che possiate provare. Se volete provare queste metodologie di lavoro sapete che noi tutte le sere le applichiamo qui al corso di Urban Budo ad Alessandria.

Se vuoi mettere in pratica queste tecniche insieme ad altri, al corso di Urban Budo ad Alessandria le applichiamo ogni sera. È il contesto ideale per lavorarci con metodo e in sicurezza.

Come contattarmi

Hai domande, dubbi o vuoi suggerire una situazione da affrontare nei prossimi episodi? Scrivimi:

Email: eugenio@urbanbudo.it

Buona pratica,

Eugenio

Chi è Eugenio Credidio?

Eugenio Credidio

Eugenio Credidio

Pratico karate da quando avevo 7 anni e studio difesa personale da quando il Krav Maga non esisteva ancora.

Sono uno di quelli che ha il terrore di trovarsi in una situazione pericolosa, violenta e brutale come un’aggressione in strada.

Per questo ho iniziato a studiare ossessivamente la violenza: perché mi fa paura e volevo imparare a riconoscerla, prevenirla, evitarla e combatterla.

Da bambino e da ragazzo ho vissuto sulla mia pelle l’incubo del bullismo e so cosa significa aver paura, sentirsi insicuri, inermi.

Negli anni ho studiato e insegnato karate, ju jitsu tradizionale, close combat e KFM.

Nel 2012 ho ideato i metodo di difesa personale Donna Sicura® e Urban Budo®. Quest ultimo è stato riconosciuto dal CONI nel 2019.

Attualmente gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria.