La gestione del dialogo nella difesa personale

Gestione del dialogo è una delle parti più importanti della difesa personale. Statisticamente è molto più probabile che nell’arco della tua vita tu ti trovi a gestire un dialogo concitato.

Quando pensi alla difesa personale, cosa ti viene in mente? Probabilmente tecniche di combattimento, mosse per liberarti da una presa o colpi per mettere fuori gioco un aggressore. Ma c’è un aspetto che spesso viene trascurato: la gestione del dialogo.

La verità è che il dialogo è uno degli strumenti più potenti che hai a disposizione. Statisticamente, è molto più probabile che nella tua vita ti troverai ad affrontare situazioni di tensione verbale piuttosto che scontri fisici veri e propri.

Pensa a quante volte potresti trovarti in situazioni come queste:

  • Hai tamponato involontariamente un’auto e il conducente scende visibilmente arrabbiato
  • In un locale, qualcuno cerca di provocarti o attaccar briga
  • Un malinteso con un vicino di casa rischia di degenerare

Sono tutte circostanze in cui saper gestire un dialogo concitato può fare la differenza tra una situazione che si risolve pacificamente e una che degenera in conflitto.

Ma ecco il paradosso: nonostante sia così importante, la gestione del dialogo non viene quasi mai allenata nei corsi di difesa personale. Perché accade questo?

Il motivo è semplice: gli esercizi di gestione del dialogo ci fanno sentire stupidi e a disagio. Ci mettono in una posizione di vulnerabilità emotiva che non è facile da accettare. Sono esercizi difficili da prendere sul serio e molto spesso finiamo per trasformarli in momenti di ilarità, perdendo l’opportunità di imparare davvero.

Eppure, saper comunicare efficacemente in situazioni di stress può salvarti da guai ben più seri di un po’ di imbarazzo durante un allenamento.

In questo articolo, ti mostrerò come allenare questa abilità fondamentale e come integrarla nel tuo bagaglio di difesa personale.

Statisticamente per quanto sia bello picchiare, malmenare, colpire I focus, fare applicazioni fighissime ci faccia sentire dei veri Rambo, statisticamente è molto più probabile che in strada o comunque nella vita di tutti I giorni troviamo a gestire situazioni che possono essere appunto arginate con il dialogo.

La realtà è questa: per quanto possa sembrare emozionante allenarsi in tecniche di combattimento fisico, nella vita quotidiana è molto più probabile che ti troverai a dover gestire situazioni tese attraverso le parole piuttosto che con i pugni.

C’è un altro aspetto da considerare: molte aggressioni fisiche non iniziano dal nulla, ma passano prima per una fase di confronto verbale. Questo ci offre due opportunità importanti:

  1. Imparare a riconoscere le fasi di dialogo potenzialmente pericolose, così da poter mettere in atto strategie preventive
  2. Usare il dialogo stesso come strumento attivo di difesa a nostro vantaggio

La difesa verbale si colloca in una zona di confine molto interessante: non è solo prevenzione pura, ma non è ancora difesa fisica. È quel ponte cruciale tra le due, ed è spesso la chiave per evitare che una situazione degeneri in violenza.

Nel corso di questo articolo, ti mostrerò come sviluppare questa abilità fondamentale che, credimi, potrebbe salvarti da situazioni ben più complicate di quanto immagini.

Quando parlo di allenare il dialogo come parte della difesa personale, mi scontro sempre con alcune difficoltà ricorrenti. È un aspetto che molti sottovalutano, ma che nasconde sfide ben precise.

Il primo problema è semplice: molte persone non sono interessate. “Ma sì, che me ne frega! Io voglio tirare i pugni!” – questa è una reazione comune. C’è chi viene ai corsi di difesa personale con l’idea di imparare solo tecniche fisiche, e questo è comprensibile.

Lavorare con il dialogo fa uscire le persone dalle proprie zone di comfort in maniera molto più impattante alle volte rispetto alla parte fisica, le fa sentire molto a disagio e le frena tantissimo.

Questo è il secondo e più grande ostacolo: il disagio. Parlare in situazioni di tensione ci porta fuori dalla nostra zona di comfort molto più di quanto faccia un esercizio fisico. Ci fa sentire esposti, vulnerabili. L’imbarazzo diventa così forte che tendiamo a evitare questi esercizi a tutti i costi.

Quando l’esercizio diventa una gag

Cosa succede quando propongo esercizi di dialogo? Spesso vedo che le persone, soprattutto i nuovi arrivati, trasformano questi momenti in gag comiche. È un meccanismo di difesa: ridere per non affrontare il disagio.

Anche nel nostro dojo, quando i nuovi allievi si trovano a fare questi esercizi, tendono a prenderli alla leggera. Iniziano a scherzare, a non prenderli sul serio. In questi casi intervengo subito per correggere l’atteggiamento.

Perché sono così severo su questo punto? Perché la gestione del dialogo non è un gioco. È una fase importante quanto:

  • Imparare a proteggersi fisicamente
  • Imparare a colpire in modo efficace
  • Imparare a gestire le situazioni a terra

Relegare questi esercizi a “giochini” fatti tanto per fare significa perdere un’opportunità preziosa di apprendimento.

Nel prossimo video ti mostrerò alcuni esercizi pratici che uso per introdurre le persone al dialogo in modo efficace. Sono strumenti semplici ma potenti per iniziare a sviluppare questa abilità fondamentale.

Principi base della difesa verbale

Questa settimana vedremo degli esercizi più dinamici e attivi per la difesa verbale. Ma per ora, iniziamo con l’ABC – le cose davvero basilari che anche le persone più reticenti riescono a mettere in pratica.

L’ABC della difesa verbale

Quando ti trovi in una situazione di potenziale conflitto, ci sono tre comportamenti che devi assolutamente evitare. Non devi mai:

  1. Insultare
  2. Provocare
  3. Sfidare

Ma perché questi comportamenti sono così dannosi? La risposta è semplice ma fondamentale.

Quando insulti, provochi o sfidi qualcuno che potrebbe già essere aggressivo, gli stai offrendo quello che in psicologia viene chiamato “razionalizzazione” – praticamente gli dai una scusa, una giustificazione per usare la violenza contro di te.

Se lui mi si avvicina e io gli dico: stronzo, non ti avvicinaro, ti spacco la faccia! L’ho insultato, sfidato e minacciato. È molto più probabile che lui si senta anche un po’ in dovere di usare la violenza fisica.

Pensa a cosa succede in questo scenario: una persona ti si avvicina in modo minaccioso. Tu reagisci insultandola (“stronzo”), sfidandola (“non ti avvicinare”) e minacciandola (“ti spacco la faccia”). Con queste parole, hai appena dato all’aggressore tre ottime ragioni per attaccarti.

È quasi come se gli stessi dicendo: “Hai il permesso di aggredirmi, perché io ti ho provocato per primo”. In questo modo, nella sua mente, la sua aggressione diventa “giustificata” – non è più lui l’aggressore, ma sta solo “rispondendo” alla tua provocazione.

La razionalizzazione dell’aggressore

Questo meccanismo di razionalizzazione è molto potente. Gli aggressori raramente si vedono come “i cattivi” della situazione. Hanno bisogno di sentirsi giustificati nelle loro azioni, di poter dire a se stessi: “Non avevo scelta” oppure “Se l’è cercata”.

Quando insulti o sfidi qualcuno, gli stai servendo questa giustificazione su un piatto d’argento. In alcuni casi, potresti persino far sentire l’aggressore “in dovere” di rispondere con la violenza, per una questione di orgoglio o di immagine.

Trovare soluzioni alternative

Quindi, se insultare, provocare e sfidare sono fuori discussione, cosa puoi fare invece? Dobbiamo trovare delle soluzioni alternative per gestire il dialogo in situazioni di tensione.

Nei prossimi paragrafi, ti mostrerò alcuni esercizi pratici che puoi utilizzare per migliorare la tua capacità di gestire verbalmente le situazioni potenzialmente pericolose. Sono tecniche semplici ma efficaci, che ti permetteranno di disinnescare la tensione invece di alimentarla.

Ricorda: l’obiettivo della difesa personale non è vincere uno scontro, ma evitarlo del tutto. E spesso, le parole giuste sono la tua arma più potente.

Esercizio base: la tecnica del disco rotto

Esistono molte metodologie e diversi esercizi che si possono fare sul dialogo nella difesa personale. Tuttavia, più sono complessi, più richiedono capacità interpretative – diventano veri e propri giochi di ruolo. All’inizio, molte persone faticano con questi esercizi perché devono gestire contemporaneamente la distanza, l’adrenalina e il disagio.

Per questo motivo, voglio iniziare con l’esercizio più semplice e basilare: la tecnica del disco rotto.

La prima cosa che io chiedo sempre di fare ragazzi è ripetere come un disco rotto la frase stai lontano. Non ti piace stai lontano? Non ti avvicinare, stai lì.

Come funziona la tecnica del disco rotto

L’idea è molto semplice: ripeti continuamente la stessa frase neutra, come un vecchio disco rotto che salta e ripete sempre lo stesso punto. Alcune frasi efficaci sono:

  • “Stai lontano”
  • “Non ti avvicinare”
  • “Rimani dove sei”

Alcune metodologie suggeriscono di usare semplicemente la parola “No” ripetuta più volte: “No, no, no!”. La scelta della frase dipende da te, ma ti consiglio di trovarne una che rispetti questi criteri fondamentali:

  1. Non insulta
  2. Non sfida
  3. Non provoca
  4. È neutra
  5. Chiede chiaramente alla persona di mantenere la distanza

Il campanello d’allarme

Perché è così importante chiedere alla persona di mantenere la distanza? Perché nel momento in cui questa persona ignora la tua richiesta e si avvicina comunque, hai ricevuto un segnale molto chiaro: le sue intenzioni non sono amichevoli.

Se alzi la voce, ripeti più volte di stare lontano, e la persona continua ad avvicinarsi ignorando completamente le tue richieste, è un forte campanello d’allarme. Non sta cercando di darti “bacetti” – le sue intenzioni sono probabilmente ostili.

Come eseguire l’esercizio

Ecco come praticare questo esercizio base:


  1. Chiedi a un compagno di posizionarsi a una buona distanza da te (almeno 3-4 metri)



  2. Quando inizia ad avvicinarsi, fai un solo passo indietro (questo è teoricamente l’unico passo indietro che dovresti fare)


  3. Assumi la posizione di sicurezza:

    • Palmi delle mani rivolti verso l’aggressore (non i pugni, che rappresentano un atteggiamento di sfida)
    • Postura che comunica: “Tranquillo, possiamo sistemare tutto pacificamente”
    • Una posizione che ti permette comunque di reagire rapidamente, sia per difenderti che per contrattaccare se necessario

  4. Da questa posizione, inizia a ripetere la tua frase: “Stai lontano… stai lontano… non ti avvicinare”


La distanza di sicurezza

In questo esercizio, è importante mantenere quella che chiamiamo “distanza di sicurezza” – circa due volte la lunghezza del tuo braccio. Questa distanza ti dà il tempo di reagire se la persona decidesse di attaccare improvvisamente.

In teoria, se l’aggressore dovesse rompere questa distanza di sicurezza ignorando le tue richieste verbali, potresti considerare di passare a una risposta più attiva. Ma questo è un argomento che approfondiremo più avanti.

Per ora, concentrati su questo esercizio base: mantieni la calma, ripeti la tua frase come un disco rotto, e osserva attentamente il comportamento della persona che hai di fronte. La sua reazione alle tue parole ti dirà molto sulle sue reali intenzioni.

Esercizio pratico: modulazione della voce

Ora passiamo a un esercizio più dinamico che ci permette di mettere in pratica quanto abbiamo visto finora. In questo esercizio impareremo a usare la voce come vero e proprio strumento di difesa.

Come eseguire l’esercizio base

Prima di iniziare l’esercizio, è importante stabilire alcune regole di base con il tuo compagno:

  1. Definite i ruoli: uno farà l’aggressore e l’altro il difensore
  2. Stabilite un segnale chiaro per indicare la fine dell’esercizio – nel nostro caso, quando l’aggressore gira le spalle e si allontana
  3. Partite da una distanza sicura (circa 3-4 metri)

Quando Andrea si prepara per l’esercizio, si posiziona a una buona distanza da me. Questo è importante per avere il tempo di reagire. Abbiamo un’intesa chiara: quando lui decide che l’esercizio è finito, mi gira la schiena e si allontana. Questo segnale mi fa capire che possiamo interrompere l’interazione.

L’uso della voce come strumento di difesa

Io la voce la posso usare in maniera diversa in base alla situazione, in base al contesto. Posso essere gentile, posso arrivare ad utilizzarla come fosse un kiwi, quindi a sostenere molto la mia difesa verbale e ad alzare tantissimo la voce.

La voce è uno strumento incredibilmente versatile nella difesa personale. Puoi modularla in diversi modi:

  • Con un tono gentile ma fermo per situazioni di bassa tensione
  • Con un tono più deciso quando la persona inizia ad avvicinarsi
  • Con un volume alto e autoritario quando la distanza di sicurezza viene compromessa

Questa progressione nell’uso della voce è fondamentale. Non parti subito urlando – questo potrebbe essere visto come una provocazione. Inizi con un tono ragionevole e aumenti l’intensità solo se necessario.

L’impatto psicologico della voce

Molte persone sottovalutano l’effetto che una voce forte e decisa può avere. “Sì, ma sti cazzi, la voce, ma cosa vuoi che mi faccia?” è una reazione comune.

Ma provate a mettervi davanti a qualcuno che grida in un certo modo e sentirete che qualcosa dentro di voi si muove. È una reazione istintiva, quasi primordiale. La voce umana, usata con la giusta intensità, può creare un impatto fisico e psicologico reale sull’altra persona.

Dimostrazione pratica dell’esercizio

Vediamo ora come funziona l’esercizio con diversi livelli di intensità vocale:

Primo livello – approccio soft:
Quando Andrea si avvicina, inizio con un tono calmo ma fermo:
“Stai lontano… stai lontano… stai lontano…”
Mantengo la distanza e ripeto la frase finché lui non gira le spalle, segnalando la fine dell’esercizio.

Secondo livello – escalation in risposta all’avvicinamento:
In questo caso, più Andrea si avvicina, più cambio l’intensità della mia voce:
“Stai lontano per favore… stai lontano… stai lontano… STAI LONTANO! STAI LONTANO! LONTANO!”

L’escalation vocale segue l’avvicinamento dell’aggressore. Se la persona rispetta la tua richiesta e mantiene la distanza, non c’è bisogno di alzare la voce. Ma se continua ad avvicinarsi nonostante i tuoi avvertimenti, l’aumento del volume diventa una risposta proporzionata alla minaccia.

Il disagio dell’esercizio

Questo esercizio è semplice da capire ma crea molto disagio quando lo si pratica. Non è complicato perché è difficile da eseguire, ma perché ci mette in una situazione completamente estranea rispetto a quello che facciamo di solito.

Alzare la voce, ripetere la stessa frase, mantenere il contatto visivo con qualcuno che si avvicina – sono tutte cose che ci fanno sentire vulnerabili e a disagio. Ma è proprio questo disagio che dobbiamo superare se vogliamo essere pronti ad affrontare situazioni reali.

Ti invito a provare questo esercizio con un amico o un compagno di allenamento. Ricorda di stabilire chiaramente le regole e i segnali prima di iniziare, e di alternare i ruoli in modo che entrambi possiate sperimentare sia la posizione del difensore che quella dell’aggressore.

Nella prossima sezione, vedremo come gestire dialoghi più complessi con l’aggressore, andando oltre la semplice ripetizione di una frase.

Esercizio avanzato: gestire il dialogo con l’aggressore

Ora passiamo a un livello più avanzato: l’esercizio in cui l’aggressore non solo si avvicina, ma inizia anche a parlare. Questo rappresenta uno scenario molto più realistico di ciò che potresti incontrare in una situazione vera.

Esistono vari modi e approcci per gestire questo tipo di esercizio. Vediamone uno semplice che ti darà un’idea di base di come funziona.

Come funziona l’esercizio avanzato

La struttura di base dell’esercizio è simile a quella precedente, ma con un elemento in più: il dialogo. Ecco come si svolge:

  1. L’aggressore si avvicina e inizia a parlare
  2. Il difensore continua a ripetere la sua frase (“stai lontano”)
  3. In base alla distanza e al comportamento dell’aggressore, il difensore modula la sua voce
  4. L’esercizio termina quando l’aggressore gira le spalle e si allontana

In questo esercizio, l’aggressore ha libertà di dire ciò che vuole e di usare il tono di voce che preferisce. Può cercare di provocarti, di confonderti o di distrarti. Il tuo compito, come difensore, è rimanere concentrato sulla tua strategia: continuare a ripetere “stai lontano” e modulare la tua voce in base alla distanza.

Varianti dell’esercizio

Questo esercizio può essere adattato in diverse varianti:

Escalation: L’aggressore parte in modo tranquillo e poi diventa gradualmente più aggressivo, sia verbalmente che nel linguaggio del corpo. Il difensore deve rispondere adeguatamente, aumentando l’intensità della sua voce man mano che la situazione diventa più tesa.

De-escalation: In questa variante più complessa, che vedremo in un altro momento, il difensore cerca di calmare l’aggressore. È un esercizio più avanzato che richiede maggiori capacità comunicative.

Campanelli d’allarme nel dialogo reale

Questo esercizio ci aiuta a riconoscere un importante campanello d’allarme: quando qualcuno cerca continuamente di ridurre la distanza nonostante le tue richieste verbali di stare lontano.

Se una persona ha realmente intenzione solo di parlare con te, non avrà problemi a mantenere una distanza rispettosa. Come dico spesso: “Le parole viaggiano nell’aria” – non c’è bisogno di essere vicini per comunicare.

Ma quando qualcuno ignora ripetutamente le tue richieste di mantenere la distanza e continua ad avvicinarsi, questo è un segnale molto chiaro che le sue intenzioni potrebbero non essere pacifiche. È un campanello d’allarme che non dovresti ignorare.

Superare il disagio nell’allenamento

Vi verrà da ridere, vi sentirete dei deficienti, dei cretini, ci sta, non importa. Alcuni di voi penseranno che siano delle minchiate. Continuate a pensarlo, non me ne importa un fico secco. E’ invece un esercizio molto molto utile.

Voglio essere onesto con te: quando inizi a fare questi esercizi, ti sentirai a disagio. Ti verrà da ridere, ti sentirai stupido, e potresti pensare che siano esercizi inutili. È normale.

Ma ti invito a superare questo disagio iniziale e a provare comunque. Questo tipo di allenamento è raramente praticato nei corsi di difesa personale, eppure è incredibilmente utile. Ti aiuta a prepararti per situazioni reali in cui dovrai gestire il dialogo sotto stress.

Un esempio pratico

Ecco come si svolge l’esercizio nella pratica:

Andrea si avvicina e inizia a provocarmi verbalmente. Io mantengo la mia posizione e inizio a ripetere: “Stai lontano per favore! Stai lontano! Stai lontano!”

Man mano che lui si avvicina e diventa più aggressivo, alzo progressivamente la voce: “STAI LONTANO! STAI LONTANO! STAI LONTANO!”

Continuo a ripetere la mia frase finché lui non gira le spalle e si allontana, segnalando la fine dell’esercizio.

Prossimi passi

Questo è solo l’inizio, l’ABC della gestione del dialogo nella difesa personale. Ti invito a provare questi esercizi, a metterti in situazioni di disagio controllato per imparare a gestire il disagio reale che potresti provare in una situazione di pericolo.

Con il tempo, renderemo questi esercizi più complessi e verosimili, aggiungendo elementi che riflettono meglio le situazioni che potresti incontrare nella vita reale.

Ricorda: anche se all’inizio questi esercizi possono sembrare sciocchi o imbarazzanti, sono strumenti potenti per prepararti a gestire situazioni potenzialmente pericolose. Non sottovalutare l’importanza di saper gestire il dialogo come parte integrante della tua strategia di difesa personale.

Conclusioni e risorse aggiuntive

Come hai visto, la difesa verbale è un elemento cruciale della difesa personale, spesso trascurato ma estremamente efficace. Gli esercizi che ti ho mostrato oggi sono semplici ma potenti:

  • La tecnica del disco rotto
  • La modulazione della voce
  • La gestione del dialogo con l’aggressore

Ti invito a metterli in pratica, partendo dagli esercizi più semplici per poi progredire verso quelli più complessi. Ricorda che all’inizio ti sentirai a disagio, ma è normale e fa parte del processo di apprendimento.

Non esitare a contattarmi per qualsiasi domanda o chiarimento. La difesa verbale è un’abilità che può davvero fare la differenza nella tua vita quotidiana, permettendoti di gestire situazioni potenzialmente pericolose prima che degenerino in scontri fisici.

Chi è Eugenio Credidio?

Eugenio Credidio

Eugenio Credidio

Pratico karate da quando avevo 7 anni e studio difesa personale da quando il Krav Maga non esisteva ancora.

Sono uno di quelli che ha il terrore di trovarsi in una situazione pericolosa, violenta e brutale come un’aggressione in strada.

Per questo ho iniziato a studiare ossessivamente la violenza: perché mi fa paura e volevo imparare a riconoscerla, prevenirla, evitarla e combatterla.

Da bambino e da ragazzo ho vissuto sulla mia pelle l’incubo del bullismo e so cosa significa aver paura, sentirsi insicuri, inermi.

Negli anni ho studiato e insegnato karate, ju jitsu tradizionale, close combat e KFM.

Nel 2012 ho ideato i metodo di difesa personale Donna Sicura® e Urban Budo®. Quest ultimo è stato riconosciuto dal CONI nel 2019.

Attualmente gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria.

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