Il 15 febbraio mi è stato chiesto di partecipare all’inaugurazione della nuova area dedicata al ri-atletizzazione post infortunio di Fisioanalysis qui ad Alessandria. Il mio compito era quello di parlare di violenza sulle donne e di bullismo.

Ne è risultato un evento pazzesco. 

In 25 anni di esperienza ho partecipato ad un mare di dimostrazioni ed eventi e mai, sottolineo MAI, mi è capitato di partecipare ad una cosa come quella a cui siamo riusciti dar vita.

In fatti oltre ad una piccola conferenza (o a uno speech, come va di moda dire adesso) sulla cultura della prevenzione, abbiamo messo in scena, assieme ai ragazzi di ASD On Stage Dance & Theatre, la storia di Kelly, un brano bellissimo tratto da “Il Dono della Paura” di Gavin de Beker, in cui si spiega come questa ragazza, unica sopravvissuta ad uno stupratore seriale, sia stata “agganciata” e come si sia salvata la vita.

Ne è risultato un’intervento utile, avvincente ed emozionante che ha tenuto i partecipanti con il fiato sospeso…anche perché abbiamo iniziato il nostro intervento con il botto!

Per attirare subito l’attenzione del pubblico e dargli immediatamente un bel “pugno alla pancia” il Dott. Di Filippo, responsabile del centro, mi ha chiesto di iniziare il mio intervento con una simulazione di aggressione femminile…a cui avrebbe partecipato anche l’ospite d’onore della serata: Alessandro Cattelan.

(Se vuoi puoi sentire come ci ha spoilerato tutto nella puntata del 13 febbraio, clicca sul link e vai al minuto 6: https://www.deejay.it/programmi/catteland/puntate/catteland-del-13-02-2020/)

La scena di per se era piuttosto semplice: Valeria avrebbe dovuto fare la “valletta della serata” e premiare i concorrenti di un quiz a premi assieme a Cattelan. 

Subito dopo la premiazione, Valeria avrebbe indugiato un po’ vicino a Cattelan con la scusa di fare un paio di foto assieme e, a quel punto, sarei entrato io, vestendo i panni dello Stalker!

Cattelan avrebbe dovuto cercare di chetarmi per un po’ e, dopo una mia spinta particolarmente violenta, si sarebbe dovuto fare da parte…ma come avrai sicuramente visto dal video le cose non sono andate proprio così.

La simulazione di Alessandro Cattealn

Cattelan era visibilmente imbarazzato e a disagio. Cercava di stare distante, distoglieva spesso lo sguardo, rideva per scaricare lo stress, il suo linguaggio corporeo denotava chiusura e ha evitato di interagire con me.

Certo non ce lo si aspetterebbe da uno come lui sempre molto spigliato, disposto a mettersi in gioco.

E invece il suo intervento è stato pressoché minimo…come mai?

Il motivo è semplice: questo tipo di lavoro crea molto disagio e te lo posso dire per esperienza. 

Le prime volte che si propone un esercizio di simulazione a persone che non sono abituate a questo genere di esercizi hanno quasi sempre la stessa reazione che ha avuto Cattelan: ridono per il nervoso, si chiudono, vagano con lo sguardo, tendono a tenere la voce bassa, ecc.

– Non ti nascondo che queste reazioni le ho avute anche io le prime volte che ho fatto questo genere di esercizi e che tendenzialmente sono ancora a disagio quando metto in scena delle simulazioni –

Questo perché la maggior parte di noi non è abituata a questo genere di situazioni, non sa gestirle e non sa come affrontarle e scarica lo stress e il disagio in questo modo.

Per questo se vuoi proporre le simulazioni ai tuoi allievi li devi portare ad essere in grado di farle attraverso le metodologie e gli esercizi corretti.

Ma veniamo ora alla simulazione.

L’esercizio non è stato tra i migliori, questo per varie ragioni.

La prima è che l’esercizio era dimostrativo e quindi io e Valeria abbiamo dovuto falsare un po’ la simulazione.

Nella parte in piedi Valeria colpisce volutamente con gli schiaffi per permettermi di lavorare e assorbire meglio i colpi così da protrarre la simulazione. 

Io ho avuto un po’ la sindrome di Highlander.

Alcune regole d’oro in merito alla distanza sono state volutamente non considerate.

E il volo del caschetto non ci ha aiutato in quanto, non potendo fermare la simulazione, Valeria ha avuto delle remore nel lavorare e la parte a terra è stata un po’ falsata per ovviare a questo problema.

Infatti, conoscendo bene Valeria, sapevo che avrebbe avuto paura di farmi male colpendomi a terra e, per tanto, in fase di esercizio ho dovuto fare in modo di darle l’occasione di uscire colpendomi il meno possibile.

Ciononostante mi sono portato comunque a casa un occhio nero!

Scrivo questo per farti capire e sottolineare ancora che fare esercizi di simulazione è complicato. Non basta mettersi le protezioni e darsi botte.

Per far sì che l’esercizio sia efficace e abbia un alto valore formativo bisogna seguire delle regole e, sopratutto, bisogna lavorarci molto sopra.

È necessario preparare i ragazzi sia a vestire il ruolo degli aggrediti che degli aggressori.

Bisogna strutturare bene lo scenario e dare le giuste direttive. È necessario strutturare un piccolo team per far si che l’esercizio venga svolto in sicurezza, ecc.

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Dato che questo argomento interessa molto gli iscritti alla mia maling list, dato che nessuno ne parla e dato che la simulazione è l’esercizio migliore per preparare una persona a gestire un’aggressione in contesto reale, dal prossimo video strutturerò una serie di brevi tutorial che ti aiuteranno a impostare esercizi di simulazione all’interno delle tue classi.

Per cui, se l’argomento ti interessa, ti consiglio di iscriverti alla mia maling list così da essere informato non appena uscirà il primo tutorial.


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.