Se avrai l’occasione di studiare un po’ di marketing o un po’ di tecniche di copywriting  (cosa che ti consiglio vivamente se gestisci un’associazione o una società sportiva), scoprirai che ci sono alcuni termini che, se inseriti nel momento e nel luogo giusto, possono generare sensazioni fiducia, tranquillità e veridicità; sensazioni ideali per persuadere qualcuno.

Uno di questi termine è ‘scienza’ e tutto ciò che da questo deriva; come ad esempio ‘scientifico’.

In un’ epoca dove ci affidiamo quasi ciecamente alla scienza per risolvere i nostri problemi più gravi (come, ad esempio, la salute), un qualcosa di scientifico o che ha basi scientifiche è un qualcosa di sicuramente certo, vero, infallibile e degno di nota e di fiducia.

Questo concetto i marketer della difesa personale l’hanno capito bene e l’hanno fatto subito loro.

Infatti sono sbucati come funghi articoli o video in cui si parla di ‘scienza del combattimento’ o di ‘scienza della difesa personale’ per poi arrivare a veri e propri metodi di difesa personale ‘scientifici’.

A mia memoria, attorno al 2012, il primo ad usare questo termine è stato Defence Lab  che ne ha fatto addirittura il proprio slogan:

‘Defence Lab, the scienze of defence’

Questo ha dato via ad un vero e proprio effetto a cascata che ha portato sempre più istruttori ed esperti di difesa personale a parlare di ‘scienza del combattimento’ o di metodi di approccio scientifico alla difesa personale.

Ma, se ti fermi un attimo a ragionare ti accorgerai che, in realtà, ogni volta in cui si parla di scienza del combattimento, di scientifico non c’è un bel niente (a parte alcuni paroloni usati per far sentire incompetente chi legge o ascolta e per mostrarsi come dei veri esperti).

Il termine ‘scientifico’ viene adoperato sempre come specchietto per le allodole al fine di generare curiosità, fiducia e alle volte sudditanza intellettuale, con il solo scopo di aumentare il proprio numero di clienti.

Non ci credi? Allora segui il mio ragionamento e sono pronto a scommettere che giungerai alla mia stessa conclusione.

In primo luogo chiariamoci un attimo le idee: cosa significa scientifico e scienza?

Wikipedia dà come definizione di ‘scienza’:

“Per scienza si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata e con procedimenti metodici e rigorosi, allo scopo di giungere ad una descrizione, verosimile, oggettiva e con carattere predittivo, della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni.”

Invece Garzanti Linguistica:

“Complesso organico e sistematico delle conoscenze che si possiedono intorno a uno o più ordini di fenomeni naturali; insieme delle conoscenze organizzate che permettono di accertare verità universalmente valide

Se invece cerchiamo ‘scientifico’ troviamo, sempre su Wikipedia:

“Il metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile.”

Treccani, invece, dà come definizione:

“Attività che si serva dei mezzi tecnici delle varie scienze o che operi comunque con procedure basate su principi scientifici

Su ‘lemiescienze.net’  possiamo leggere:

“Lo studio dei fenomeni viene effettuato dagli scienziati applicando il metodo scientifico sperimentale, metodo introdotto da Galileo Galilei, scienziato italiano vissuto tra le seconda metà del 1500 e la prima metà del 1600
Fu proprio con Galileo Galilei che iniziarono le cosiddette scienze sperimentali, cioè basate su esperimenti. Per questa ragione il metodo da lui impiegato fu detto metodo scientifico sperimentale.
Questo metodo consiste:

– Nella osservazione attenta di un fenomeno, nel chiedersi quali ne siano le cause, nel raccogliere tutte le informazioni e i dati che possono essere utili;

– Nella formulazione di un’ipotesi, cioè di una possibile risposta alle domande che lo scienziato si è posto;

– Nell’effettuare degli esperimenti in modo da verificare se l’ipotesi formulata è corretta o meno;

– Nel trarre delle conclusioni dagli esperimenti condotti. In altre parole, se l’ipotesi è corretta egli formula una legge che sia in grado di spiegare il fenomeno esaminato. Se, invece, l’ipotesi non è corretta dovrà rivederla, eventualmente formulando una nuova ipotesi.”

Adesso che abbiamo fatto un po’ di chiarezza ti posso spiegare perché la scienza nella difesa personale non esiste e come mai tutti quelli che ne parlano (anche se inseriscono le scienze sociali) ti stanno prendendo in giro.

Nella scienza si parla di “verità universali” e nel metodo scientifico di “raggiugnere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile” oltre che di “legge che sia in grado di spiegare il fenomeno”.

Ciò significa che se esistesse un metodo scientifico di difesa personale questo metodo sarebbe predittivo.

Un metodo di combattimento scientifico sarebbe in grado di dirti che se reagisci in un determinato modo ad un pugno diretto, il tuo avversario (o  quantomeno l’X% dei tuoi avversari) avrà sempre la stessa reazione.

Ora, capirai bene che questo non è possibile. 

In un combattimento reale le variabili sono troppe, bisogna infatti tener conto:

  • Dell’aggressore ovvero:
    • Abilità,
    • Corporatura,
    • Altezza,
    • Modo di muoversi, 
    • Esperienza;
    • Forma mentis;
    • Armato/disarmato;
  • Del luogo in cui vieni aggredito;
  • Delle condizioni atmosferiche;
  • Dell’orario;
  • Dello stato psicofisico dell’aggressore (è in stato di ebrezza? È drogato?)
  • Del tuo grado di allenamento; 
  • Della tua capacità di gestire paura e adrenalina;
  • Ecc…

Oltre a questo bisogna aggiungere che, perché un metodo abbia validità scientifica, dev’essere frutto di una sperimentazione che deve aver seguito in modo rigoroso il metodo scientifico.

Quindi la sperimentazione non può essere fatta a casaccio o in modo tendenzioso.

Ciò significa che oltre ad essere stato sperimentato ci dev’essere anche una letteratura che lo avvalori e che la sperimentazione debba essere replicabile da chiunque.

Tutte gli estratti delle ricerche più importanti vengono pubblicati su un portale online che si chiama Pubmed…e indovina quante ricerche ci sono riguardo i metodi di difesa personale? 

Nessuna.

Le uniche vere scienze che possono stare dietro ad un metodo di combattimento sono la biomeccanica, la fisica e le scienze psicologiche e sociali.

La biomeccanica, però, non ti farà certo vincere in uno scontro in strada (anche se può aiutarti a gestire un’aggressore o a sviluppare più potenza).

Per quanto riguarda la fisica nessun esperto di difesa personale, che io sappia, ha mai avuto le conoscenze e la strumentazione necessaria per studiare veramente la fisica del combattimento ne, tantomeno la fisica che sta dietro ad un’aggressione in strada.

A questo bisogna aggiungere poi che l’esperienza sul campo (e Rocky V insegna) ha dimostrato che non c’è certezza di vittoria in un combattimento nemmeno quando la preparazione atletica segue scrupolosamente una metodologia scientifica.

Diverso potrebbe essere per le scienze psicologiche e sociali, ma queste possono (e devono) essere messe in pratica prima dell’aspetto fisico dello scontro; esse sono infatti il basamento di tutto ciò che è la prevenzione.

I metodi di combattimento scientifici sono una bufala colossale, la difesa personale (ed il combattimento) sono e rimarranno sempre, il predominio dell’istinto, dello spirito di sopravvivenze, dell’attitudine e del cuore.

Per tanto alza sempre le antenne quando senti parlare di ‘scienza del combattimento’ perché molto probabilmente sei di fronte ad un predatore che non mira alla tua sicurezza ma al tuo portafogli.

Se vuoi avere tutti gli strumenti necessari per non farti fregare dai markettari della difesa personale ricordati di scaricare il mio e-book gratuito: ‘Come Non Insegnare Difesa Personale – I 12 errori che il 90% degli insegnanti commette quando insegna Difesa Personale’ 

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