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Qualche mese fa, stavo studiando un libro di marketing.

Ad un certo punto l’autore inizia a parlare di bias comportamentale (ovvero un giudizio o meglio un pregiudizio basato sulle informazioni in possesso) chiamato WYSIATI .

Incuriosito sono andando ad approfondire l’argomento e mi sono reso conto che questo è un vero proprio morbo che colpisce la  maggioranza degli istruttori di difesa personale e degli insegnanti di arti marziali – non lo nascondo, ne sono stato affetto anche io!  – soprattutto se sono insegnanti “quotati”.

A pensarci bene credo che il WYSIATI sia il vero motivo per il quale il nostro ambiente fa fatica a crescere.

WYSIATI è un acronimo ideato dallo psicologo Daniel Kahneman, vincitore, insieme a Vernon Smith, del Premio Nobel per l’economia, e significa:

What You See Is All That Is

E si può tradurre all’incirca così:

Tutto ciò che vedi è, essenzialmente, tutta la realtà e basta. 

(A questo link trovi l’intervista, in inglese, fatta a Daniel Kahneman dove spiega in parole povere cosa intende con questo concetto: https://youtu.be/R6ArpK5HOzU)

Il WYSIATI è il modo in cui credi che le informazioni siano complete senza chiederti se sia il caso di cercare approfondimenti e salti quindi subito a “ovvie” conclusioni. 

Perché dico che è un morbo che colpisce gli istruttori di difesa personale e gli insegnanti di arti marziali?

Molto semplice: perché più siamo esperti e più tendiamo a saltare a conclusioni affrettate senza dare la possibilità a chi abbiamo di fronte di dimostrarci il suo punto di vista; e questo ci fa perdere delle grandi occasioni di arricchimento; ti faccio un esempio.

Parecchi anni fa (avevo circa 16 anni) ho partecipato ad uno stage di krav maga tenuto dal Maestro Ciro Varrone assieme al mio Maestro dell’epoca. 

Il mio maestro, oltre a insegnare karate, era (ed è tutt’ora) un vero esperto di ju jitsu tradizionale; anzi forse era più esperto in ju jitsu che in karate e tendeva a spiegare tutto con il ju jitsu.

Fin dalla prima tecnica il suo approccio nei confronti del Maestro Varrone è stato di chiusura e di superficialità perché quello che stava facendo vedere non era nient’altro che un brutto ju jitsu e lui – il mio Maestro –  ne sapeva di più; non c’era niente di nuovo o niente da imparare da quella lezione.

Lo stesso approccio lo ha avuto una volta il mio maestro di karate durante uno stage di difesa personale qualche anno fa.

Lo stesso approccio l’ho avuto io quando insegnavo kesysi durante uno stage di brazilian ju jitsu.

In tutte queste occasioni nessuno di noi ha fatto quello che tutte le arti marziali insegnano ovvero nessuno ha svuotato la tazza e si approcciato alla lezione a cui partecipava con un atteggiamento di chiusura, saltando a conclusioni affrettate basate sulla nostra esperienza pregressa e su una manciata di informazioni racimolate nei primi 5-10 minuti di lezione.

Eccolo qui il WYSIATI!

Ma questo, diciamoci la verità, capita a tutti gli insegnati di arti marziali: siamo così dentro la nostra disciplina, ne siamo così innamorati, così certi della “nostra verità” che non siamo disposti nemmeno a considerare che ci possano essere altri punti di vista ugualmente interessanti e questo è un peccato, perché perdiamo grandi occasioni di arricchimento.

Siamo un po’ come quelle persone che amano la cucina italiana e che non sono disposti a provare niente di diverso perché intanto non è buono.

Un po’ come mio padre che non volevo mangiare assolutamente le salsicciette di tacchino perché erano una “boiata” a dir suo. Poi, un giorno, senza saperlo ne ha mangiata una e gli è piaciuta tantissimo.

Quante occasioni ci perdiamo facendo così? Quante cose potremmo imparare se avessimo la mente più aperta e accettassimo che sì, il karate, il kung fu, la thai sono tutte bellissime e validissime discipline, ma che magari anche, non so, il viet vo dao ha delle cose interessanti da insegnarci?

E quanto vivremmo più serenamente senza quest’ansia di dover dimostrare che noi siamo “er mejo” e gli altri non valgono nulla?

Non sarebbe meraviglioso?

Penso proprio di sì, almeno per me è stato così e ad oggi, oltre a riuscire tranquillamente ad apprezzare sia le lasagne che un bel piatto di pollo al curry, riesco anche a vedere cose interessanti in discipline lontane dalle mie e ad ammettere, senza difficoltà, che c’è qualcosa di utile e interessante nel kali, nel brazilian, nel wing tsun e chi più ne ha più ne metta (e faccio pure provare ai miei allievi diverse discipline quando ne ho l’occasione!).

Ma come fare a curarsi o a vaccinarsi da questo WYSIATI? Come fare a diventare un insegnante “illuminato”?

Be’ come ogni processo di guarigione credo che il primo passo sia ammettere di esserne affetti!

Fatti un bel esame di conoscenza, ragiona a quando hai partecipato a lezioni tenute da altri maestri, soprattutto che non conoscevi, e chiediti se sei arrivato a conclusioni affrettate dovute dalla tua esperienza oppure no.

Se ne sei affetto allora, amico mio, inizia a lavorare sul tuo ego e ricordati che c’è e ci sarà sempre qualcuno più bravo di te, che ne saprà più di te e nei confronti del quale tu sei e sarai sempre una caccola! E una volta che lo avrai accettato non odiarlo, ma cercalo! Così da poter imparare da lui e crescere, migliorarti e diventare un insegnante più bravo!

Ognuno ha qualcosa da darti! Chi è meno esperto di te nella tecnica magari è più abile nella comunicazione o nel coinvolgere i propri allievi. Altri invece avranno più conoscenze teoriche. Altri ancora avranno approfondito alcuni aspetti a cui tu non hai mai pensato…insomma c’è davvero da imparare da tutti (anche dai tuoi acerrimi nemici!!)

E poi ricordati che alla fine, siamo tutti fratelli sotto lo stesso cielo! Può essere che io veda certe stelle e tu, che vivi in India, ne veda altre, ma il cielo è sempre lo stesso.

Cosa voglio dire con questo?

Che ogni disciplina marziale alla fine si è sviluppata in una certa maniera, per via del contesto e dell’ambiente in cui è nata; ma la di fuori di questo tutti abbiamo 2 gambe, 2 braccia e 2 mani, il corpo umano può fare solo un certo numero di movimenti e non ci si può inventare niente di nuovo quindi siamo declinazioni diverse della stessa radice.

Sono stati gli Italiani o i Cinesi a inventare per primi gli spaghetti? Non lo so, e non me ne frega niente! Io mi mangio volentieri e con gusto sia un aglio, olio e peperoncino e che degli spaghetti di riso con manzo e verdure!

C’è solo una persona, a parer mio, da cui non si può imparare molto: quella arrogante e supponente; ecco, io quella la lascerei stare: mi ruba tempo ed energie, solitamente è avara e limitata perché il suo scopo non è insegnare ma dimostrare che lei è sull’Olimpo e tu sei un misero mortale.

Anche se, a ben pensarci, anche se può sembrare retorico, anche da quel genere di persona c’è da imparare: c’è da imparare come non essere un insegnante arrogante, supponente e avaro.   


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.