Prima di tutto ti chiedo scusa per la qualità del video. Sono i primi che registro assieme ai miei ragazzi e non siamo proprio Spielberg anzi, direi che abbiamo proprio tanta strada da fare 😅

Ma non concentriamoci sulla forma e andiamo subito al contenuto!

Oggi vorrei analizzare con te un aspetto della difesa personale che, probabilmente, in quanto istruttore, riterrai banale, ma che banale in realtà non è ovvero il concetto di distanza.

Pensa che prima di scegliere di fare questo video e questo articolo ho chiesto, tramite un sondaggio su Instagram, a quanti potesse interessare (proprio perché temevo fosse eccessivamente scontato) bé il 100% dei rispondenti si è dimostrato interessato e quindi eccomi qui.

Questo articolo nasce da un problema che ho riscontrato in molti ragazzi che, prima di allenarsi con me, si sono allenati con altri Istruttori o Maestri in altre discipline.

Chi ha già delle esperienze pregresse tende ad approcciarsi alla difesa personale come ad uno sport da combattimento; ne è un esempio palese quello che mi è successo qualche mese fa durante una lezione.

Dopo un esercizio dove allenavamo proprio questo concetto, due miei ragazzi, Gerardo e Daniele, mi hanno chiesto se il cercare di mantenere l’aggressore a distanza di calcio fosse un errore.

Ovviamente la mia risposta è stata: no. Non è un errore anzi, è una cosa molto intelligente mantenere a distanza l’aggressore e cercare di non farlo avvicinare.

L’errore sta, però nel crederlo possibile!

In un’aggressione infatti entra in gioco un aspetto importantissimo che non viene mai tenuto da conto: il dialogo.

Tramite il dialogo o un qualsiasi approccio verbale un aggressore è in grado di:

  • Distrarti;
  • Farti abbassare la guardia;
  • Provocare la sindrome da pietrificazione;
  • Tenderti dei veri e propri tranelli;
  • Ridurre la tua soglia dell’attenzione;

E, sfruttando queste reazioni, potrà ridurre la distanza tra te e lui senza che tu nemmeno tu te ne renda conto e sferrare, così, un attacco improvviso al quale non sarai mai in grado di rispondere.

Ci sono varie strategie di dialogo (le analizzeremo in un articolo di approfondimento) ma ognuna è ugualmente pericolosa.

A esempio l’aggressore potrebbe porti una domanda o cercare di distrati indicando qualcosa mentre parla o portando la tua attenzione altrove toccandoti

Nel caso di un rituale di sfida potrebbe, una volta che ha innescato il rituale, mantenere un atteggiamento dimesso e sottomesso per farti ‘sentire tranquillo’ e colpirti non appena ti senti abbastanza forte e sicuro e, di conseguenza, abbassi la guardia.

Ancora potrebbe sfruttare un diversivo per fari un agguato (magari per rapinarti).

E altro ancora.

Sfruttando questi stratagemmi l’aggressore riesce sempre a ridurre le distanze e partire da una posizione di vantaggio.

Per questa ragione è importantissimo che vada a lavorare su 3 aspetti essenziali con i tuoi ragazzi.

I 3 aspetti essenziali dell’autodifesa

  • 1

    Insegna a mantenere una distanza di sicurezza

    In caso di ingaggio verbale da parte di un ipotetico aggressore la distanza di sicurezza non è quella di calcio, ma quella corrispondente a 2 volte la lunghezza del tuo braccio ed è molto importante che tu faccia il possibile per mantenerla. Nel caso in cui questa distanza venisse rotta più di una o due volte è il caso di prendere l’iniziativa e non aspettare che sia l’aggressore a fare la prima mossa.

    Il modo migliore per gestire questa distanza è quello di assumere la posizione di sicurezza ovvero una posizione vigile ma non aggressiva con le mani alzate ed entrambi i palmi rivolti verso l’aggressore

  • 2

    Insegna la prevenzione e la difesa verbale

    Insegna ai tuoi ragazzi a gestire il dialogo attraverso tecniche e strategie di prevenzione e difesa verbale così da essere sempre vigili e da non rischiare di cadere nei tranelli degli aggressori.

  • 3

    Insegna tecniche adatte alla corta distanza

    Calci e pugni vanno bene, ma la maggio parte delle aggressioni avviene a corta distanza, quindi è necessario dare ai ragazzi un bagaglio tecnico incentrato su soluzioni applicabili in questo scenario. Fai allenare tanto le gomitate, le ginocchiate e i pugni a martello: soluzioni semplici ma estremamente efficaci.

Quello di cui ho parlato oggi è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso e variegato che, se avrai piacere, tratterò in maniera più approfondita in altri post specifici.

Se però vuoi iniziare ad andare in profondità in questo argomento di consiglio di scaricare il mio e-book gratuito “Come Non Insegnare Difesa Personale” dove ti svelerò i 12 errori che il 90% degli insegnanti commette quando insegna ai suoi ragazzi (e che probabilmente commetti anche tu!)

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