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C’è qualcosa di importante che possiamo imparare dalle misure preventive prese per contenere il contagio del Coronavirus nell’ambito della difesa personale?

Qualche giorno fa, mentre stavo scrivendo il mio solito pezzo per “L’informatore Alessandrino” – il giornale locale con cui collaboro da anni – mi è venuta in mente questa domanda ed oggi vorrei prendermi un po’ di tempo per ragionarci con te in questo post (e in questo podcast).

Ebbene sì, oggi niente video, te ne chiedo scusa, ma sinceramente, questa settimana non ho proprio le energie per registrare un video.

Potrà sembrare strano essere “scarico” alla terza settimana di quarantena, con il dojo chiuso, e ben poco da fare a casa, oltre che il mio amato pane. Ma la verità è che, per me, questi sono stati giorni tutt’altro che cheti.

Il dover chiudere il dojo e il non sapere quando lo riaprirò. Il poter uscire di casa solo per potar fuori il cane a fare pipì. Il produrre dalle 3 alle 5 video lezioni alla settimana per i miei ragazzi (con tutto quello che questo comporta e quindi riprese, tagli, controllo dell’audio, pubblicazione, ecc.) per cercare di star loro vicini e di fargli capire che, anche se il dojo è chiuso noi siamo qui, che combattiamo assieme a loro.

Il produrre materiale per questo blog. 

Il dover gestire alcune difficoltà familiari.

Sono tutte cose che mi hanno assorbito moltissimo tempo e moltissime energie e, onestamente, questa settimana mi sento proprio scarico; svuotato. È come se nella mia mente e nel mio cuore ci fosse un continuo rumore bianco.

Quindi, questa settimana, ho pensato di prendermi qualche minuto e tornare a fare una delle cose che più mi piacciono e che, in un qualche modo, mi rigenerano e mi aiutano a fare un po’ di ordine mentale: scrivere.

E così eccomi qua, a ticchettare freneticamente sulla tastiera e a condividere con te questa domanda che mi è balzata in mente qualche giorno fa: 

C’è qualcosa di importante che possiamo imparare dalle misure preventive prese per contenere la diffusione del Coronavirus e dal comportamento della gente nell’ambito della difesa personale?

Sì, ovvero: 

  1. Che indipendentemente dallo scenario la prevenzione è fatta di semplici norme di comportamento; tanto semplici che spesso vengono sottovalutate, ma che possono fare la differenza tra lo stare al sicuro e l’esporsi a rischi inutili,
  2. Che anche in caso di comprovato rischio le persone hanno una grandissima difficoltà nel seguirle in quanto (probabilmente) le vedono come una limitazione alla loro libertà e preferiscono correre dei rischi inutili piuttosto che limitare la loro libertà personale.

Cercherò di spiegarmi meglio. 

All’inizio dell’epidemia, prima ancora che questa si trasformasse nella terribile pandemia che stiamo affrontando oggi, tutto quello che veniva chiesto di fare era:

  • Mettersi la mano (o meglio ancora il braccio) davanti alla bocca quando si tossiva o starnutiva,
  • Non toccarsi occhi, bocca o naso con le mani sporche,
  • Lavarsi bene le mani quando si rientrava a casa,
  • Mantenere una distanza di sicurezza di un metro circa

Eccezion fatta per l’ultimo punto, le prime 3 regole sono semplicissime norme di igiene e di educazione che abbiamo imparato fin da piccoli, dai nostri genitori e dai nostri nonni; non c’era certamente il bisogno che lo stato ce le ricordasse.

Ciononostante è stato necessario continuare a ricordare, in maniera preponderante e su ogni media, che era necessario seguire queste norme…e ciononostante molte persone non le hanno seguite per pigrizia, inattenzione, inabitudine, menefreghismo o egoismo; giustificando il loro comportamento con semplice scuse.

“Come faccio a tenere un metro di distanza?”

“Non mi posso mica lavare la mani 20 volte al giorno”

“ Ma se faccio così la gente mi prenderà per pazzo!”

O ancor peggio lamentandosi che queste norme limitavano la loro libertà personale e pertanto si rifiutavano di seguirle per principio (soprattutto nel momento in cui le norme sono diventate particolarmente restrittive e hanno imposto restrizioni più severe).

È un fenomeno molto curioso, non credi? Il fatto che le persone, pur di non trovarsi limitate nella propria libertà o di seguire un nuovo schema di comportamento, preferiscano correre dei rischi per il proprio benessere e per la propria salute.

Perché questo avviene?

Be’, per spiegare questo fenomeno, o almeno per averne un’idea lievemente più accurata, ci può aiutare un posto molto interessante scritto qualche giorno fa su Linkedin da Luca Mastella qualche giorno fa ovvero:

Interessante, vero? A questo punto però, immagino che tu ti stia chiedendo: bene ma cosa c’entra tutto questo con la difesa personale? Te lo spiego subito.

Se sei solito parlare di prevenzione nelle tue lezioni di difesa personale avrai notato (in piccolo) lo stesso modello comportamentale di cui ti ho appena parlato.

Quando si parla prevenzione si parla di semplici norme di comportamento come i codici di attenzione, la distanza di sicurezza, la gestione del dialogo e la difesa verbale.

Norme elementari, facilissime da seguire e non tanto lontane da quello che ci hanno insegnato i nostri genitori o i nostri nonni (come: non parlare con gli sconosciuti, guarda bene prima di attraversare la strada, ecc.) che, nonostante tutto, ormai la gente tende e non considerare più importanti (esattamente come il lavarsi le mani).

Infatti la maggior parte della gente risponde a queste norme esattamente come a quel del Coronavirus ovvero:

  • Adducendo scuse,
  • Lamentandosi perché le norme comportamentali sono “impossibili da seguire” o “troppo restrittive”,
  • Rifiutandosi di seguirle in quanto il nuovo modello comportamentale proposto riduce troppo le loro libertà o le farebbe passare – a detta loro – per pazze agli occhi delle altre persone.

Per tanto è necessario fare attenzione se vogliamo che queste regole di comportamento attecchiscano e vengano seguite quando parliamo di prevenzione.

Come possiamo fare allora per far si queste semplici regole di comportamento, che possono davvero fare la differenza in strada, vengano seguite?

Per quanto riguarda la mia esperienza la risposta sta nella cultura.

Non è sufficiente proporre (o imporre) le nuove norme comportamentali; non basta dire ai nostri allievo cosa dovrebbero fare.

D’altronde perché ci dovrebbero obbedire? Non siamo ne lo Stato ne dei loro parenti. Nella maggior parte dei casi siamo degli istruttori che vedono un paio di volte alla settimana durante un corso che frequentano per passare il loro tempo libero e a scaricare lo stress che accumulano nella settimana.

Per cui, come in tutte le cose, se vogliamo fare la differenza, non basta dire il “cosa fare” ma è importante spiegare il “perché” è importante fare quella data cosa.

Quindi sarà necessario analizzarle con i nostri allievi i modelli comportamentali più sicuri e spiegar loro perché funzionano o perché è importante cercare di seguirli durante la propria giornata.

Per fare questo bisognerà andare nel dettaglio delle cose, fornire loro esempi, anche tratti da episodi di cronaca, proporre esercizi o giochi in cui possano sperimentare quello che è stato detto loro, analizzare assieme notizie di cronaca, ecc.

Se sarai abbastanza bravo, e te lo dico per esperienza, li incuriosirai così tanto che, volendo, potresti arrivare a fare delle intere lezioni solo sulla teoria delle prevenzione.

Alla fine è un po’ la solita vecchia storia: dai a un uomo un pesce e lo sfamerai per un giorno, insegnagli a pescare e lo sfamerai per tutta la vita. 

In quanto insegnanti dobbiamo avere a cuore i nostri allievi e fare tutto il possibile per permettere loro di crescere, non solo tecnicamente, ma anche come persone, e la crescita non può essere separata dallo studio e dalla comprensione (che ovviamente richiede tempo e fatica sia da parte dell’insegnante che da parte dell’allievo).


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.