La prima volta che mi trovai tra le mani un manuale di Dungeons and Dragons avrò avuto circa 6 anni. Era l’edizione rossa, quella con il drago ed il barbaro in copertina. Ci giocava tutti i sabati sera mio fratello con i suoi amici. All’epoca mai avrei pensato che quel gioco mi sarebbe potuto tornare tanto utile per il mio percorso da istruttore di difesa personale.

E non lo avrei pensato nemmeno quando, tra i 16 ed i 18 anni, ero il Dungeon Master del mio gruppo di gioco; 5 “sbarbatelli” che si trovano tutti i sabati pomeriggio alle 16.30 per dar vita alla loro grande avventura.

Ma ad oggi mi rendo conto che il mio “percorso” da master mi ha aiutato in modo fondamentale a risolvere una delle più grandi difficoltà che si possano incontrare quando si propone un esercizio di difesa personale ai propri allievi:

Inserirli in un contesto.

Se hai visto il video precedente (https://youtu.be/XBGEIxDxrXM) avrai notato che uno dei più grandi problemi che si presenta durante simulazioni di difesa personale è quello di “far calare chi vi partecipa nel ruolo”.

Spesso un’indicazione sommaria di cosa sta succedendo, della scena, è insufficiente o addirittura fuorviante e i ragazzi passano subito alle mani senza mettere in scena una situazione realistica o quantomeno possibile.

Questo è un problema. Anzi questo è il più grande dei problemi e si presenta ogni volta che lo scenario non è descritto in maniera abbastanza precisa e dettagliata e che si lascia “troppa libertà” a chi partecipa all’esercizio.

Questo perché i “giocatori” – consentimi di chiamarli così –  non hanno idea di chi sono in quel momento, di che ruolo interpretano, del contesto in cui sono e tutto quello a cui pensano è: arrivare al contatto fisico – indipendentemente dal loro ruolo.

Questo fa decadere gran parte dell’efficacia di questo tipo di esercizio. Ecco perché è importante che, quando proponi un esercizio di simulazione, tu cerchi di descrivere in modo più dettagliato possibile a chi fa la simulazione il contesto, la situazione, il ruolo che interpreta, lo scopo che ha…ecco perché dico, scherzando, che devi essere un buon Dungeons Master!

Se riuscirai a risolvere questo problema con una descrizione precisa la simulazione si svolgerà meglio e tutti gli altri errori che si presenteranno si potranno correggere più facilmente.

A riprova di quello che ti dico, alla fine del video che ho pubblicato oggi, potrai vedere due simulazioni dove ai ragazzi sono stati dati dei ruoli precisi ed in cui la parte verbale è stata fatta decisamente bene (sulla parte fisica bisogna ancora lavorarci sopra però).

Nella prima simulazione abbiamo fatto finta che due macchine cozzassero l’una con l’altra e che uno dei due ragazzi scendesse tutto trafelato, convinto di aver ragione, e che volesse fare “lo splendido” davanti alla sua ragazza.

Nella seconda simulazione, invece, una coppia di ragazzi vengono importunati sul treno da 2 ubriachi.

Noterai come, rispetto agli altri esercizi che ho analizzato con te nello scorso post, la parte verbale è gestita decisamente meglio ed è più convincente.

A questo punto però bisogna rispondere ad una domanda o ad un critica che spesso esperti del settore fanno a me e a chi, come me adopera le simulazioni nelle proprie metodologie di allenamento ovvero:

Non è facendo un gioco di ruolo che la gente impara a difendersi

Chi sostiene questa tesi è mal informato.

Infatti è comprovato come i giochi di ruolo (perché di fatto le simulazioni sono giochi di ruolo) siano uno strumento efficacissimo per insegnare alle persone a gestire paura, ansia, stress, situazioni pericolose, affrontare trascorsi spiacevoli e tramuti, ecc.

In primo luogo perché se il gioco è strutturato bene la mente non distingue tra la realtà e la finzione (e questo è il principio su cui si basano tutti gli esercizi di visualizzazione).

Secondariamente perché i giochi impegnano maggiormente a livello congiuntivo la persona. Infatti il “game based approach” ovvero l’apprendimento tramite gioco permette di lavorare su tutti e 4 i fattori della performance ovvero:

  1. PSICOLOGICO
  2. FISICO
  3. TATTICO
  4. TECNICO

Ecco perché i giochi dovrebbero sempre essere presenti tra le metodologie di insegnamento di un buon istruttore.

Non a caso i giochi di ruolo vengono proposti nelle varie fasi di allenamento dell’esercito o dei reparti speciali.

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Ma se tutto questo non ti avesse ancora convinto sull’utilità di questa pratica per la formazione dei nostri allievi, permettimi di ricordati che il gioco di ruolo viene adoperato anche in psicanalisi, e con dei risultati eccellenti!

Esiste infatti una pratica, lo psicodramma, in cui con l’aiuto di un gruppo e di uno psicoterapeuta esperto, si mette in scena un evento della vita passata del soggetto, o più generalmente un tema o vissuto interiore. Ma qui mi fermo perché non sono io la persona più adatta a parlare di questi argomenti.


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.