Oggi navighiamo nel torbido! Per cui ti dico fin da subito che se sei una persona  legata ad un qualsiasi metodo di difesa personale e sei permaloso, irascibile o fumino, questo articolo probabilmente non fa per te in quanto ci sono grandi possibilità che ti faccia proprio incazzare.

Oggi infatti desidero spiegarti perché, se vuoi insegnare difesa personale, legarti ad un metodo è uno degli errori più grandi che tu possa fare in assoluto (soprattutto se sei già un insegnante di arti marziali o sport da combattimento).

Ma prima di iniziare…

AVVISO AI NAVIGANTI: quello che scrivo si basa sulla mia esperienza pluriennale all’interno di alcune tra le più grandi organizzazioni mondiali che si occupano (o occupavano) di difesa personale. Può essere che ad oggi le cose siano cambiate. Questo articolo non vuol essere una critica o un giudizio né sulle organizzazioni di cui parlo né sulle persone che le compongono o sui loro istruttori, ma semplicemente una descrizioni disincantata di ciò che ho visto di come queste erano strutturate, così che tu possa fare una scelta conscia e consapevole.

Bene, fatte le dovute premesse…iniziamo

Non raccontiamoci storie: la difesa personale è diventata un vero e proprio business; non a caso gli inglesi e gli americani parlano di ‘Industria della difesa personale’.

Ogni giorno nascono nuovi metodi, nuove sigle, nuove metodologie didattiche che, attraverso campagne di marketing sempre, meglio strutturate, più aggressive e accattivanti, promettono risultati mirabolanti. Se uno si fermasse a guardare il panorama del nostro settore da lontano si renderebbe conto che assomiglia sempre di più al mondo del fitness piuttosto che a quello delle arti marziali.

Queste campagne fanno leva sulle insicurezze e sui desideri di noi insegnanti e sul fatto che comunque vogliamo sempre il massimo per i nostri allievi (e, diciamoci la verità, vogliamo avere le classi piene).

Inizi a guardare un video su YouTube o seguire un profilo Instagram e, senza che nemmeno te ne accorgi, ti trovi ad avere un tarlo in testa che ti fa pensare di non essere in grado di insegnare difesa personale, che il tuo metodo di insegnamento sia carente di qualcosa, di avere delle importanti ed incolmabili lacune, che le tue tecniche non siano efficaci e che quelle del nuovo metodo Tal dei Tali lo siano di più; ah, e ovviamente, che l’unica soluzione a tutto questo sia il metodo che loro ti propongono.

Attraverso una comunicazione ben strutturata ti convincono di avere un problema (che probabilmente non hai o che hai solo in parte) e che grazie a loro tu non solo possa risolverlo facilmente, ma anche avere successo e diventare un leader del tuo settore.

Negli anni ho visto insegnanti e Maestri bravissimi mettere da parte i loro percorsi formativi decennali perché, tramite qualche video s YouTube e qualche campagna di marketing ben strutturata, persone che la sapevano lunga sulla comunicazione sono riuscite a far scattare questo tarlo nelle loro teste.

Ora, il marketing non è da demonizzare, anzi, è uno strumento molto utile, soprattutto se adoperato in maniera etica (ne parleremo in modo approfondito in un articolo dedicato); il punto però sta nel fatto che spesso qui di etico non è c’è niente e che, nella maggior parte dei casi le promesse che vengono fatte non sono poi mantenute.

Nonostante quello che dicono, infatti, il 90% dei metodi di difesa personale a cui ti puoi affiliare e nei quali ti puoi formare nascono con un solo ed unico scopo, che non è quello di fare della formazione di alta qualità ma, bensì, quello di far guadagnare bei soldi ai formatori, ai vari fondatori o alla struttura che sta loro alle spalle.

Come ti spiego nel video, buona parte dei metodi di difesa personale sfruttano strategie di membership, di continuità forzata o di marketing piramidale per continuare a spillare soldi ai propri istruttori (ed ai loro allievi) in cambio di una formazione o di una auto-formazione dozzinale, non approfondita e spesso di facciata, in cui viene data all’istruttore l’illusione della conoscenza ma dove, alla fine dei conti, ci si ferma solo sulla superficie delle cose.

Per farti un esempio su tutti pensa che adesso si può diventare istruttori di un famoso metodo di origine Inglese pagando una quota fissa mensile e aderendo ad un corso di formazione online…nessuna lezione frontale, nessun confronto con i formatori, ma solo video da studiare a memoria e riportare nelle proprie classi…ti sembra formazione di qualità?

Non c’è interesse nel formare realmente l’Istruttore fornendogli gli strumenti per capire a fondo il metodo, le scelte didattiche prese e dando lui le capacità di strutturare liberamente le proprie lezioni in base a chi ha davanti, alle necessità dei propri allievi, alle loro esigenze, ai loro problemi o al ‘mood’ che ha la classe in quel momento.

L’unico reale interesse che c’è è quello di dargli una sorta di illusione di conoscenza fornendo lui molto materiale (video e cartaceo generalmente) e dicendogli cosa deve insegnare ad ogni singola lezione e che procedure deve seguire per farlo — e se per caso l’Istruttore fa delle domande, l’unica risposta che si sente dare è: “Insegna il programma” (questo è successo a me in Spagna, ad esempio).

Non ti sembra vagamente familiare questo modo di approcciarsi alla formazione?

L'approccio che hanno la maggior parte dei metodi di difesa personale nel formare i propri istruttori è identico a quello delle grandi catene come il McDonald's

Alla fine gira tutto intorno ad una semplice domanda che ti devi fare: vuoi essere uno Chef o vuoi essere il cuoco del McDonald’s? 

Quando ti approccio ad un percorso formativo ti devi fare questa semplice domanda: cosa vuoi diventare?

Uno Chef che non fa semplicemente da mangiare ma conosce ogni singolo elemento che compone le sue ricette, lo ha scelto con cura con una motivazione specifica e crea mettendoci tutto se stesso, la sua esperienza, la sua passione e la sua professionalità. Vuoi essere questo, oppure preferisci essere il ragazzetto che sta dietro ad una piastra e monta meccanicamente i pasti seguendo la procedura senza farsi alcuna domanda?

Entrambi fanno da mangiare ma c’è una bella differenza tra i due, no?!

Mi è stato insegnato, da mio padre prima e dai miei Maestri poi, che un insegnante deve rendere liberi i propri allievi (anche nel caso in cui questi siano istruttori) e quindi, come primo scopo, deve insegnare loro quello che gli servirà  per fare delle scelte consapevoli e autonome e, questo processo, si può ottenere solo tramite la conoscenza, ma quella vera, quella che costa fatica, sudore e impegno (sia per chi si forma che per chi insegna).

Per questo io ti consiglio con tutto il cuore di non affidarti a questo tipo di percorso formativo, ma di trovare qualcuno, anche meno famoso e blasonato, che ci tenga a darti tutto quello che può per farti crescere e per farti diventare una personal libera.

Hawkins diceva che il peggiore nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione della conoscenza, trovo questa sua frase molto vera.

Chi pensa di conoscere è miope, spesso arrogante e soprattutto schiavo di conosce davvero e che, non volendo perdere il suo trono, gli dà solo ciò che vuole e che gli fa comodo per i suoi scopi.

Prima di scegliere un percorso formativo fatti questa domanda: chi vuoi diventare? Cracco o il ragazzo del McDonalds? La scelta sta a te.

Non mi fraintendere: non è mia intenzione giudicare nessuno e nessuna delle due scelte è migliore dell’altra.

Ci sono insegnanti, e io ne conosco parecchi, a cui questo modo di lavorare (quello della catena) piace e va bene così. Alla fine ha anche i suoi pro: non devi pensare, non devi farti troppi problemi, è semplice, facile da applicare e non richiede grandi sforzi: basta seguire fedelmente il programma.

Io, personalmente, lo trovo aberrante e per passione e curiosità preferisco sempre andare in profondità nelle cose.

Sono punti di vista, ma qualunque cosa tu scelga la cosa importante è che sia fatta con consapevolezza.

Ps: sono praticamente certo che se hai letto questo articolo è perché la tua scelta ricade su Cracco, per questo, se non l’hai ancora fatto, ti consiglio di scaricare il mio libro gratuito Come Non Insegnare Difesa Personale’ dove ti svelerò  i 12 errori che il 90% degli insegnanti commette quando insegna Difesa Personale; non ti darà tutte le risposte ma certamente è un buon punto di inizio.

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https://www.urbanbudo.it/libro-gratuito-come-non-insegnare-difesa-personale/


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.