Immaginati questa situazione: stai proponendo un esercizio sotto stress ad una tua allieva. Non è niente di particolarmente difficile, è solo un esercizio verbale, ma ciononostante il ragazzo che vesti i panni del suo aggressore è così violento e aggressivo che le non riesce ad uscirne in alcun modo.

Ad un certo punto, la ragazza, stremata ed disperata, nel bel mezzo della lezione, con tutti gli occhi dei suoi compagni su di lei, scoppia a piangere disperata.

Ma le regole dell’esercizio sono chiare: l’esercizio non si interrompe a meno che lei non dica la parola di sicurezza e per cui, chi riveste le vesti dell’aggressore, continua a starle addosso.

Cosa fai?

Mentre ci pensi ti dirò cosa ho fatto io questa situazione e che strategia ho adoperato per aiutare Giulia – questo è il nome della ragazza diciassettenne che, durante allenamento si è trovata sotto gli occhi di tutti i suoi compagni in a vivere questo piccolo incubo – a portare a termine in modo straordinario il suo esercizio di simulazione, tra i complimenti e gli applausi di tutti!

Nel post di oggi infatti ti svelerò i miei 3 segreti (che potrai applicare fin da domani) per essere un “angelo” perfetto così da aiutare ogni tuo allievo in difficoltà durante gli esercizi sotto stress a cavarsela con le sue sole forze.

Se non lo fai bene c’è solo un motivo: hai PAURA!

Oggi nel mondo della difesa personale tutti parlano di esercizi sotto stress indotto e di simulazioni, ma solo il 5% degli istruttori che affermano di adoperare queste metodologie lo fa realmente, in modo efficace e con cognizione di causa.

Gli altri per lo più giocano. E lo fanno non tanto per incompetenza o superficialità, ma perché hanno paura!

Ci sono infatti 2 paure che bloccano gli istruttori dal proporre gli esercizi sotto stress in maniera corretta:

  1. La paura dell’imbarazzo;
  2. La paura di perdere gli allievi (direttamente collegata alla prima)

Se non si superano questo due paure non si potrà mai far svolgere ai propri allievi degli esercizi di simulazione o sotto stress a regola d’arte.

L’emozione più evitata dall’uomo

Quando, nel 2012, andai in Inghilterra per tenere il corso di allenamento funzionale a gli istruttori di Defence Lab ebbi la possibilità di partecipare a tutto il loro weekend formativo e vedere i “dietro le quinte “.

Mi ricordo che durante la parte dedicata al marketing, il loro formatore, chiese:

“Sapete qual’è l’emozione più evitata dall’uomo?”

Qualcuno rispose “il dolore”, altri “la tristezza”, altri ancora “il dispiace” e dopo tutte queste risposte il formatore disse:

“No. L’imbarazzo. La cosa di cui ha più paura qualsiasi persona è di sentirsi in imbarazzo e voi dovete fare tutto il possibile perché questo non accada.”

Gli esercizi sotto stress e gli esercizi di simulazione sono degli amplificatori di imbarazzo.

La persona si trova in mezzo ad un gruppo (che a volte conosce appena) e trova a dover gestire un dialogo, a dover parlare e gridare davanti a tutti, a farsi toccare, spintonare, tirare…chiunque almeno una volta si è sentito in imbarazzo; sia che rivestisse i panni della vittima sia che rivestisse i panni dell’aggressore.

Ne sono la prova tutti i video che puoi vedere su YouTube e su Facebook.

Giusto l’altro giorno stavo facendo una piccola ricerca e sono finito sul gruppo dedicato alla difesa personale di una famosa federazione italiana di karate.

In questo gruppo erano stati pubblicati parecchi video di esercizi sotto stress.

Durante questi esercizi tutti i partecipanti – e sottolineo TUTTI – ridevano, scherzavano, parlavano e gli insegnanti non erano in grado di fare altro che guardarli, sorridere e, alle volte, unirsi alle loro battute.

E questo perché?! Perché tutti si sentivano in imbarazzo o a disagio e l’insegnante in non aveva le capacità per guidare correttamente l’esercizio.

Ma se gli faccio fare sta cosa perdo gli allievi

Questa è la seconda grande paura di buona parte degli insegnanti, soprattutto se vengono dal mondo della arti marziali – paura, ma cosa dico, è il terrore degli insegnanti – ed è direttamente collegata alla paura di creare imbarazzo nelle persone.

Si crede che se si propongono determinate metodologie di allenamento e le si facciano fare “come si deve” la gente scapperà e questo per due ragioni:

  1. Le faccio sentire a disagio e non vorranno più continuare ad allenarsi con me
  2. Penseranno che sia un pazzo e non vorranno iscriversi/continuare ad allenarsi con me

Iniziamo dalla seconda: il tuo lavoro è quello di dare qualche possibilità alle persone che segui di sopravvivere ad un’aggressione in strada, non è quello di vendere fumo, dargli falsi speranze e aumentare il numero dei tuoi iscritti. Se per farlo bene devi adoperare certe metodologie “scomode” lo devi fare, punto; è la “medicina cattiva”.

E se la persona che hai davanti non è interessata a praticare quelle metodologie, ti ritiene pazzo e non vuole più allenarsi con te significa solo che quella persona non aveva realmente interesse a imparare quello che tu avevi da insegnarle e, allora, tanto meglio se se ne va!

È ovvio, però, che non puoi usare queste metodologie in modo indiscriminato.

Starà alla tua esperienza, alla tua sensibilità e al rapporto che sei stato in grado di instaurare con il tuo allievo scegliere che metodologia usare, quando usarle e quanto “pesante” e impegnativa renderla.

Forse riterrai che il mio approccio sia troppo “estremo” e che mi sia bevuto il cervello, ma sono certo di avere ragione e ne è la dimostrazione il fatto che io applico questa linea di pensiero da circa 8 anni e, da quando la applico, ho avuto allievi e allieve di ogni età (dai 14 ai 65 anni) e di ogni sesso e anche con diverse patologie e a tutti ho fatto fare le metodologie sotto stress indotto, senza nessuna esclusione.

Ecco come…

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I 3 segreti per poter portare chiunque a fare metodologie sotto stress come “Dio comanda”

Per prima cosa ricordati sempre che tu non devi creare dei limiti nelle persone che alleni. Non devi permettere loro di nascondersi dietro le loro scuse ma, anzi, devi aiutarle a superare i loro limiti e, per farlo, le dovrai portare fuori dalla loro zona di comfort.

Come fare? È molto semplice: instaurando un rapporto di fiducia.

Tu seguiresti una persona di cui non ti fidi in una foresta oscura e pericolosa? Penso proprio di no.

Allo stesso modo non puoi pretendere che un allievo che non ha piena fiducia in te si presti a degli esercizi stressanti e impegnativi…e che lo mettono a nudo davanti agli altri.

Gli esercizi sotto stress e le simulazioni sono esattamente questo: delle foreste oscure in cui ci immergiamo e dove affrontiamo i nostri limiti e le nostre paure…meglio farlo con persone amiche e di cui ci fidiamo

Quindi il primo step deve essere – può sembrare banale, ma non lo è – instaurare un buon rapporto di fiducia con i tuoi allievi.

E per farlo (ecco qui il primo segreto, che ti confido sulla base della mia esperienza sia come allievo che come insegnante) dovrai scendere dal tuo bel piedistallo e smetterla di fare il “Maestrone”.

Durante gli allenamenti mettiti a lavorare con loro, fai gli esercizi con loro, buttati nella mischia. Se ci sono esercizi in cui si lotta, lotta anche tu! Se ci sono esercizi di sparring, prestati al gioco! Non per dimostrare che tu sei più bravo di loro, ma per fargli vedere che sei con a loro; è molto diverso.

Devi essere un leader, non un capo.

Già questo cambia drasticamente la percezione che i tuoi ragazzi avranno di te e saranno più disponibili più generosi.

Secondo segreto: interessati davvero a loro; a chi sono.

Chiedi loro come stanno, chiedigli se hanno problemi, renditi disponibile nei loro confronti; insomma cerca di creare un rapporto.

Terzo segreto: conquista la loro fiducia con le tue competenze. Che non significa tanto far vedere quanto sei bravo a picchiare il tuo “uke”, il tuo assistente, quando mostri le tecniche.

Significa dar loro delle risposte, significa trovare delle soluzioni ai loro problemi (tecnici e non), significa star loro vicino e aiutarli a superare i momenti di difficoltà e…ATTENZIONE: saper dare dei perché alle cose!

Quando sarai riuscito a ottenere questi risultati allora potrai proporgli qualsiasi metodologia di allenamento e loro saranno disposti ad affrontare le difficoltà, l’imbarazzo ed il disagio perché si fidano di te e sanno che quello che gli stai facendo fare è utile ed ha una valida motivazione

Angelo

Tutto questo però non basta, ecco perché devi anche essere in grado di essere un buon “Angelo”.

L’angelo è un ruolo ideato da Roberto Cereda nella sua metodologia di difesa personale femminile IMPACT e che io, anche se non insegno più quella metodologia, continuo a sfruttare ampiamente.

L’angelo è una persona che segue la simulazione dall’esterno, ma ponendosi dietro a chi esegue l’esercizio, grida letteralmente a quest’ultimo dei suggerimenti; un po’ come il “corner man” della boxe.

ATTENZIONE: Il suo scopo è quello di sostenere non di aiutare.

Generalmente chi esegue l’esercizio non sente mai i suggerimenti dell’angelo; tranne in situazioni di forte difficoltà.

In queste situazioni il suggerimento dell’angelo diventa come benzina sul fuoco e permette all’allievo di sbloccarsi e uscire dalla situazione con le sue forze.

Con questa strategia, ad esempio, ho aiutato Giulia nell’esercizio di cui ti ho parlato all’inizio di questo post.

Quando ho visto Giulia andare nel panico e le ho iniziato a vedere gli occhi lucidi mi sono posto dietro di lei e ho iniziato a darle dei suggerimenti molto concisi e precisi.

Molte volte si tratta solo di dare un po’ di coraggio alla persona che sta facendo l’esercizio. Altre volte si tratta di dirle quella parolA che le suggerisce la soluzione alla situazione; per questo chi interpreta l’angelo dice singole parole o brevi frasi.

Nel momento stesso in cui Giulia non si è più sentita sola e ha sentito di avere qualcuno che le stava affianco, ha anche pensato di potercela fare ed ha ribaltato la situazione.

Ora, li sento già quelli la che dicono:

“Ma in strada non ci può essere mica l’angelo”

Vero, infatti l’angelo è un aiuto che si adopera quando c’è ne bisogno e con il tempo sparirà. Sarà l’allievo stesso a dirti: a “Voglio fare l’esercizio senza l’angelo”.

Devi sapere una cosa però: generalmente un allievo non può fare l’angelo.

Prima di tutto perché spesso non ne è capace. In secondo luogo perché l’angelo deve essere una persona di cui l’allievo si fida ciecamente e quindi, solitamente, questo ruolo viene rivestito o dall’istruttore, o da un assistente o da un allievo anziano per cui tutti nutrono rispetto e ammirazione.

Quindi scegli con cura i tuoi angeli!

In ogni caso, se te lo stai chiedendo, Giulia non ha mai più avuto bisogno dell’angelo da quella volta!


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.