Come chi è iscritto alla mia mailing list sa già, il weekend scorso sono andato a Milano per un corso di formazione sulle neuro-scienze applicate all’allenamento (fitness).

Dopo un lungo cappello introduttivo che partiva dall’evoluzione dell’uomo e passava per l’anatomia del sistema nervoso centrale mi viene chiesto di fare un test su brainHQ sull’attenzione divisa. Alla fine del test il mio tempo di reazione è di 304ms.

Seguo tutto il corso, non lo nascondo, con qualche difficoltà. L’argomento, almeno per me, è un po’ difficile e complesso; ma davvero molto interessante.

Si parte dall’analisi dell’ambiente e degli stimoli in cui siamo immersi sotto un punto di vista evoluzionistico per poi passare alle neruo-scienze, analizzando le ricerche che sono state fatte in questo settore.

Si analizza l’anatomia, i sistemi motori, l’organizzazione del sistema nervoso centrale, i meccanismi di adattamento del cervello, la storia dell’allenamento cognitivo e poi si passa alla pratica.

Due giorni di nozioni, analisi, dati esercitazioni e prove.

Alla fine del weekend mi viene chiesto di fare un allenamento cognitivo ad alta intensità: 17 minuti di lavoro, 93% di frequenza cardiaca massima, 376 Kcal consumante…e a quel punto mi si chiede di rifare il test.

Sono fisicamente stanco, ho la testa appannata per via dell’allenamento e della quantità di informazioni ricevute, sono le 17.30 di sera e vorrei solo andare a casa.

Rifaccio il test: tempo di reazione 32ms!

Lì per lì rimangono totalmente sbalordito del risultato e mi fermo semplicemente a riflettere sul nostro gigantesco potenziale e di quanto poco ne sfruttiamo.

Dopo un paio di giorni, quando le nozioni iniziano a sedimentarsi e riprendo appunti e dispense per studiare per l’esame che dovrò sostenere, inizio a ragionare su quello che ho imparato, sui dati e sui metodi di allenamento che mi sono stati insegnati e mi chiedo:

“Cosa succederebbe se inserissimo degli allenamenti cognitivi nell’allenamento per la difesa personale?”

Nell’allenamento cognitivo si parla di dual task, capacità di gestione e sfruttamento dello spazio, aumento capacità attentive, miglioramento della vista periferica, capacità di agganciare rapidamente su un singolo “target” (ad esempio un aggressore) o di sganciarsi per analizzare lo spazio circostante, velocizzazione delle capacità decisionali, capacità di modificare i progetti motori in corso d’opera, abilità di working memory migliorata, capacità decisionali sotto stress…

Sono punti cardine della difesa personale!

Cosa succederebbe se potessimo allenare i nostri allievi (anche) su queste cose?

Non sarebbe meraviglioso poter allenare e migliorare tutti questi aspetti in vista di un’aggressione in uno scenario reale?

Non sarebbe fantastico riuscire a migliorare queste capacità nei nostri allievi?

Io al solo pensiero vado in fibrillazione! Sarebbe una vera a propria rivoluzione nel nostro settore! Non condividi?

Non mi riferisco, però, ai soliti “esercizietti” che si sono sempre fatti e che, in realtà, non hanno nessuna valenza sotto un punto di vista scientifico. Mi riferisco a metodologie con solide fondamenta.

Il problema è solo 1, anzi 3: gli studi che sono stati fatti adesso e le metodologie di allenamento sono per il fitness  e ciò significa che:

  1. C’è bisogno di attrezzatura specifica (anche piuttosto costosa),
  2. Richiedono parecchio tempo per essere applicate e quindi non vanno bene se la tua lezione dura un’ora;
  3. Sono ideate per allenamenti 1 ad 1 o per piccoli gruppi.

Quindi, per poter inserire questi protocolli di lavoro in un’allenamento per la difesa personale vanno adattati e ripensati. Non solo in base alle nostre esigenze tecniche, ma anche in funzione dei tempi medi di durata di una lezione, del numero medio di partecipanti e dell’attrezzatura che solitamente possiamo avere a disposizione.

Ciononostante credo sinceramente che sia possibile e che, se si riuscisse ad inserire un discorso del genere all’interno degli allenamenti, la qualità del lavoro che si fa aumenterebbe esponenzialmente, così come le abilità tecniche dei nostri ragazzi (e questo potrebbe valere per ogni arte marziale o sport da combattimento).

Per questo è mia intenzione approfondire ulteriormente l’argomento e cercare di sviluppare alcune metodologie che siano applicabili da qualsiasi istruttore e in qualsiasi corso, indipendentemente dal numero dei partecipanti, dall’attrezzatura a disposizione o dal tempo disponibile.

A breve, dopo aver riordinato le idee, inizierò una fase di sperimentazione con i miei ragazzi e ti farò sapere cosa ne è venuto fuori! Sto iniziando a pensare ad un’approccio alla difesa personale più “evoluzionistico”…ma non ti svelo di più, ti dico solo che potrebbe essere una rivoluzione totale!

E tu? Hai mai provato ad inserire esercitazioni di tipo cognitivo negli allenamenti che proponi? Che risultati hai avuto?

Scrivi un commento e fammi sapere!