Hai già preparato un allenamento splendido, sia esattamente cosa fare ad ogni minuto della lezione: dal riscaldamento, allo studio tecnico, alle sequenze di sparring. 

Sei entusiasta e pieno di energie e non vedi l’ora che il tatami sia libero per salirci sopra con i tuoi allievi e spaccare il mondo quando…“din don”: suona il campanello della porta ed entra una persona mai vista in palestra.

<<Buonasera, sono Andrea, ho parlato con la segretaria, sono venuto a provare il corso di difesa personale!>>

Tu sorridi ad Andrea, gli dai il benvenuto e gli mostri dove sono gli spogliatoi ma dentro di pensi – senza alcun astio nei confronti di Andrea – “Ma porca pu***** avevo in mente una lezione che era una cannonata e…ora che faccio?”

Alle volte, invece, accade che hai preparato una lezione ben strutturata, che tiene conto di tutti i tuoi vari allievi e dei loro livelli di abilità. 

Tra te e te hai pensato: “Il grado giallo farà questo, il grado verde fa quest’altro, il blu tanto è solo lo metto con i marroni e fanno quest’altra cosa”

Ma quando sali sul tatami ti rendi conto che alla lezione mancano 6 allievi e, ovviamente, non mancano 6 allievi dello stesso grado, no, troppo facile così, mancano 2 allievi in un grado, 3 in un altro, 1 in un altro e così via e, ironia della sorte (ma quale ironia, è la legge di Murphin!) a lezione hai 11 ragazzi: non solo numero dispari, ma anche primo!

Da istruttore di difesa personale o da insegnante di arti marziali, se non hai vissuto una delle due situazioni che ho appena descritto, sicuramente ti sarà capitato qualcosa che ti ha reso la gestione della lezione difficile; dal trovarti i ragazzi  “scarichi” e con il morale a terra, al trovarti a gestire una lezione con diverse tipologie di allievi chiedendoti “E mo’ cosa faccio?”.

Questo è un po’ il grande incubo di ogni insegnante perché ti porta spesso a dover affrontare dei dubbi a dir poco amletici ovvero:

Ho diversi tipi di allievi, cosa faccio? Dò la priorità ai principianti? Però poi rischio che gli esperti si annoio e alla lunga magari mi lascino il corso? Ma come faccio a mettere i principianti assieme agli esperti?

E se sono scarichi cosa faccio? Faccio comunque la lezione che ho preparato e porto avanti il programma? O stravolgo tutto?

E se invece mi sbuca l’allievo nuovo che è venuto a provare? Cosa faccio? Soprattutto se non posso o non voglio “sacrificare un mio allievo” per una o più lezioni per fargli imparare le basi? Inoltre neanche sono sicuro che si iscriva, mi conviene incentrare la lezione su di lui e lasciare indietro i miei allievi “aficionados”?

Queste domande se le è fatte ogni istruttore di difesa personale e ogni insegnante di arti marziali e, be’, a dire il vero esiste una risposta molto semplice che risolve tutti i problemi ed è: diversificazione!

Diversificare gli allenamenti in base al livello di abilità e all’età dei partecipanti sarebbe la scelta migliore in assoluto sotto tanti punti di vista. 

Bisogna essere realisti però e considerare che il 99,9% degli istruttori di difesa personale e degli insegnanti di arti marziali in Italia non possono fare questa scelta.

Per poterlo fare è necessario prima di tutto avere a disposizione una propria struttura in cui lavorare, e non una struttura condivisa con altri insegnanti, in cui organizzare diversi corsi basati sulle diverse età e sul diverso grado di abilità dei partecipanti.

Fatto questo bisogna poi considerare che tutti i vari corsi devono avere sufficienti iscritti da garantire la possibilità di pagare quantomeno le spese di gestione del locale e, lo sappiamo, con 2 o 3 iscritti per corso le spese non si pagano.

Bisogna poi considerare che nella maggior parte delle realtà italiane, se escludiamo le grandi città, c’è il problema delle fasce orarie: infatti bisogna trovare orari comodi per le persone che frequentano il corso in base ai vari impegni lavorativi o scolastici e quindi il nostro ventagli di possibilità si riduce ancora.

Ecco perché nel 99,9% dei casi la diversificazione, per quanto sarebbe la scelta migliore nonché la più semplice, non è assolutamente fattibile. Ed ecco perché la maggior parte degli insegnati accorpa i propri allievi assieme o quantomeno divide i corsi in “base” e “avanzato” o in “adulti” e “bambini”.

E questo, non lo nascondo, lo faccio anche io, nonostante abbia a disposizione un locale tutto per me. Ma in una città come Alessandria, nonostante abbia i corsi pieni, sarebbe impossibile pensare di diversificare in modo differente da quello che ho usato fino ad oggi.  

Come in molte cose, la teoria è una cosa, ma quando ci si scontra con la realtà bisogna dare un colpo al cerchio ed uno alla botte e trovare il modo di adattarsi ottenendo il risultato migliore.

Per ottenere questo, negli anni, ho sviluppato 6 strategie (+ 1) che mi hanno dato ottimi risultati e che mi hanno permesso di gestire serenamente ogni situazione che mi si è presentata, anche senza alcun preavviso. 6 strategie che si sono rivelate un vero e proprio asso nella manica e che oggi vorrei condividere con te per aiutarti ad adattare le lezioni quando ti trovi a dover gestire assieme diverse tipologie di allievi.

1° Quanto arriva un nuovo allievo: il questionario conoscitivo

L’arrivo di un nuovo potenziale allievo è una gioia, perché significa avere l’occasione di poter aggiungere una nuova persona al tuo gruppo, ma al tempo stesso, spesso, rompe un po’ le uova nel paniere, soprattutto se accade ad anno sportivo inoltrato.

Come ci siamo già detti la strategia migliore sarebbe quella di strutturare un corso principiante, magari piuttosto brevi e da far partire 2 o 3 volte durante l’anno, con lo scopo di dare ai nuovi ragazzi l’opportunità di imparare le basi così da inserirsi serenamente e facilmente nel gruppo più avanzato.

Questo però, per i motivi che ci siamo detti prima, non è sempre possibile.

Per tale ragione bisogna trovare una soluzione che ti permetta di:

  • Evitare di farti piombare all’interno della lezione una nuova persona senza alcun preavviso;
  • Avere un’idea di chi sia quella persona così da strutturare una lezione idonea a lui e a tutto il gruppo.

Per fare questo io obbligo le persone a prenotare il proprio periodo di prova e ad avvisare quando verranno ad allenamento.

Questo mi permette di organizzare la lezione nel migliore dei modi e di far sì che poter inserire il nuovo allievo in un ambiente coinvolgete ed in cui si senta soprattutto a proprio agio, proponendo una lezione che riesca a seguire senza problemi ma che, al tempo stesso, sia stimolante anche per i mie allievi.

Inoltre ogni persona che viene a provare mi deve compilare un questionario conoscitivo (analizzeremo questa strategia in un post dedicato perché è molto importante per svariati motivi e quasi nessuno la applica) così da avere già un’idea di chi mi troverò davanti a lezione, dei motivi per cui viene a provare il mio corso e di cosa sta cercando in modo da strutturare una lezione che lo interessi.

Questo mi permette anche di fare l’inverso: se per caso la persona che mi trovo davanti per qualche ragione non mi piace, non la trovo idonea al mio gruppo o crea dei problemi (perché è un esaltato o un pianta grane) posso strutturare una lezione che lo desista ad iscriversi.

Per farti un esempio una volta è venuto a provare uno esaltato come pochi che faceva thai boxe (non me ne volere, non ho nulla contro chi pratica quello sport, ma questo cercava una versione “de noialtri” della Tana delle Tigri!): questo voleva allenamenti a contatto pieno, solo tecniche efficaci e letali, allenamenti estremi…benissimo: ho fatto un’ora e mezza di allenamento tecnico allo specchio, correggendogli ogni minima sbavatura. Si è annoiato così tanto che non l’ho mai più visto.

Un altro invece, un signore totalmente disallenato e fuori forma, voleva fare un’attività fisica che lo rimettesse in forma, ma senza fare fatica, e che lo facesse divertire. 

Quando è entrato ho notato che aveva un comportamento nei confronti delle ragazze che non mi entusiasmava moltissimo e che le metteva a disagio.

Ho impostato una lezione con esercizi fisici pesantissimi e allenamenti ad intervalli con i focus ad alta intensità…non l’ho mai più visto.

2° Quando arriva un nuovo allievo o quando il gruppo è spompato: qualcosa per creare complicità e divertimento

Ci sono volte in cui, anche se ha strutturato un programma fenomenale, i ragazzi “non ci sono”. 

Magari hanno avuto una settimana pesante, c’è il cambio di stagione o sono semplicemente stanchi (perché la stanchezza si attacca come gli sbadigli).

In questo caso è inutile cercare di portare avanti un programma, butteresti via una bella lezione, conviene allora cambiare strategia e proporre dei giochi!

Dei giochi?! Sì, proprio dei giochi! 

Ti parlerò approfonditamente dell’importanza dei giochi nella difesa personale in un altro momento, ma sappi fin da subito che non c’è niente di meglio per creare gruppo, complicità e ricaricare le energie (magari con una bella risata) di uno o più giochi!

Ovvio è che i giochi devono avere senso, non possono essere proposti a caso.

I giochi devono permettere di sviluppare qualche cosa che a noi interessi, ma in questa situazione possono davvero ricaricare le energie del gruppo e far uscire tutti dall’allenamento con il sorriso.

Questa strategia può essere molto utile quando ti trovi a dover impostare una prima lezione con una persona particolarmente timida o introversa. Il gioco la farà sentire una del gruppo, farà cadere le prime barriere e farà andare la lezione liscia come l’olio!

3° Quando hai tanti gradi diversi: qualcosa per avere le idee sempre chiare

Prima o poi ti capiterà (se non ti è già capitato) di trovarti a gestire una lezione con tanti gradi differenti. Qui diventa essenziale programmarsi la lezione prima.

Sarebbe buona norma farlo sempre, indipendentemente dal livello delle persone che allenerai, ma diventa essenziale se ti trovi ad allenare diverse tipologie di persone con diversi livelli tecnici.

Io uso un template molto semplice che mi permette di decidere gli obbiettivi della lezione, di ricordarmi i punti importanti, di prendermi appunti sui vari programmi tecnici che i ragazzi stanno seguendo e soprattutto di segnarmi le metodologie da usare in quella specifica lezione.

Questa pianificazione mi semplifica la vita perché mi fa salire sul tatami con le idee già ben chiare sul da farsi, su come dividere i ragazzi su che esercizi far fare loro e via dicendo, ma a breve modificherò questa scheda perché mi sto rendendo conto che non assolve appieno alle sue funzioni.

4° Quando hai tanti allievi diversi: qualcosa per permettere ai ragazzi di lavorare tutti assieme indipendentemente dal grado

Un problema che spesso si incontra quando si hanno tanti allievi diversi è il creare i gruppi di allenamento o le coppie, soprattutto se i vari gradi sono spaiati.

Magari i gradi bianchi devono lavorare sul pugno diretto, ma i gradi blu, che hanno già fatto il pugno diretto per mille mila lezioni, si annoieranno a fare di nuovo quella tecnica e, anzi, avrebbero bisogno di allenare il pugno a martello (per esempio).

Per ovviare a questo problema puoi fare quello che ho fatto io con Urban Budo e cioè: strutturare programmi circolari.

Mi spiego meglio: quando facevo ju jitsu il programma era un elenco di sequenze tecniche che dovevi imparare a memoria tutto facile fino a quando riuscivi a fare delle copie sensate, molto più difficile era quando la differenza di grado si faceva sentire.

Nel karate capita spesso la stessa cosa

Per ovviare in questo problema in Urban Budo ho optato per strutturare dei programmi circolari basati su degli “argomenti”, o delle abilità se preferisci (come puoi vedere nella scheda del grado bianco che mostro nel video):

  • Il colpire,
  • Il parare, 
  • Il portare a terra,
  • Ecc.

Questa forse è la più grande particolarità del mio metodo.

Ciò mi permette di scegliere un’abilità di farla lavorare a tutti assieme.

Se nella lezione, ad esempio, ho deciso di lavorare sul “colpire” potrò prendere una tecnica del “colpire” per ogni grado presente e fargliela sviluppare e allenare.

Ciò mi permette di far allenare senza problemi diversi gradi e diversi tipi di persone assieme.

Inoltre, avendo ogni mio allievo una sua scheda personale, io so esattamente a che punto è arrivato del programma, cosa ha fatto e cosa deve ancora fare e, se ne ho la necessità, posso prendere degli appunti a riguardo direttamente sulla sua scheda.

E la cosa più bella di questa strategia è che quando mi trovo una persona nuova al corso la posso inserire senza alcun problema! Perché se quel giorno lavoreremo sul “proteggersi” lui farà le sue tecniche di protezioni assieme agli altri ragazzi che faranno le loro, stessa cosa nel caso in cui allenassimo i colpi, il cadere a terra, la lotta a terra e così via…questa struttura, per quanto mi riguarda, è stata una piccola, grande rivoluzione.

5° Non seguire un programma, ma un obbiettivo

Spesso, per varie ragioni, ci troviamo a dover seguire un programma tecnico. Ma se insegni difesa personale a persone che hanno già delle conoscenze pregresse o se insegni ad un gruppo eterogeneo che comunque è già in grado di muoversi, nessun ti vieta di abbandonare il programma e di concentrarti su un obbiettivo.

Per esempio: l’obbiettivo di oggi è lo sviluppo della potenza nei colpi o ancora, l’obbiettivo di oggi e il controllo dell’adrenalina o le abilità di fuga.

Questo sarebbe il metodo migliore per allenare la difesa personale perché sgancia i ragazzi dai vincoli tecnici, dalle sequenze, dall’approccio sportivo, ma, ovviamente lo puoi applicare quando i ragazzi hanno un minimo di basi tecniche.

Per questo io lo consiglio in modo preponderante a chi usa la difesa personale come “corso di approfondimento” della propria disciplina oppure come metodo che inframezza il programma tecnico o che serve per risolvere alcune problematiche comuni che si evincono negli allenamenti tecnici o sotto stress.

Gli obbiettivi possono essere vari: dallo sviluppo delle attitudini mentali a quello di alcune abilità, dipende interamente da te e dai tuoi allievi.

Il metodo di applicazione è molto semplice: scegli un obbiettivo e struttura una o più lezioni (o anche un mini corso, perché no) sullo sviluppo dell’obbiettivo.

6° Non allenare un obbiettivo, ma analizza una situazione

Altra strategia che adopero quando ho un gruppo eterogeneo e che per qualche motivo (intrinseco e estrinseco) non posso o non voglio allenare il programma tecnico è quella che io chiama “allenamento situazionale”.

In cosa consiste? Molto semplice: scelgo una situazione che si possa verificare in strada e la analizza con i miei ragazzi da ogni punto di vista, chiedendo ai ragazzi di essere attivi in questo esercitazione e di farsi avanti se gli vengono in mente variabili che io non ho considerato.

È una sorta di forma di “reverse engineering”.

Anche qui la strategia è semplice da attuare: scegli una situazione, fai vedere ai ragazzi cosa potrebbe succedere in quella situazione e come potrebbero cavarsi d’impiccio, si allenano le varie possibilità e poi si prova un piccola simulazione sotto stress. 

Altra versione è presentare la situazione e chiedere ai ragazzi di trovare il modo di risolverla.

Altra opzione ancora è dare dei limiti per esempio “non puoi usare la violenza”.

La cosa importante, se proponi questa strategia, è che tu abbia le idee molto chiare sul cosa fare, perché altrimenti rischi di fare una figura barbina e di perdere la fiducia dei tuoi allievi.

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(+1) L’asso piglia tutto!

Ti avevo parlato di una strategia bonus, bene, eccola qui:

crea un buon gruppo!

Cosa dico un buon gruppo, crea un gruppo straordinario! Un gruppo in cui la gente stia bene, si diverta, si senta accettata.

Avere un buon gruppo è estremamente d’aiuto, sia quando hai una persona  nuova che viene a provare, sia quando devi proporre metodologie non convenzionali che magari fanno sentire alcuni dei ragazzi in imbarazzo o sotto stress.

Credo sinceramente che avere un buon gruppo dia il 90% del risultato e, per quanto ti possa sembrare strano, questo dipende interamente da te, da come gestisci il tuo corso e da come ti poni nei confronti dei tuoi ragazzi.


Eugenio Credidio
Eugenio Credidio

Innamorato karateka, curioso esploratore della Via, amante dei libri, apprendista scrittore, caffè dipendente, strimpellatore di sax e autore, assieme al Maestro Ferdinando Balzarro, del libro "On the Road (sulla Via) dialoghi all'ombra del Do". Dal 2009 gestisco il Dojo Shin Sui di Alessandria e, nel 2012, ho ideato Urban Budo con lo scopo di aiutare tutti i Maestri e gli Istruttori ad aumentare e migliorare le proprie conoscenze sulla didattica, la teoria e le metodologie d’insegnamento della difesa personale.